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Guido Morganti 1893 - 1957

il sarto che salvò due famiglie ebree dalla deportazione

Guido Morganti riceve il 20 novembre 2007 il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni, per aver salvato 13 componenti delle famiglie ebree Finzi e Rimini dalla deportazione nei campi di concentramento nazisti.
Il premio viene consegnato nella sala consigliare di Palazzo Mancini a Cattolica alla figlia Bruna da un rappresentante dell'ambasciata israeliana. Morganti era infatti scomparso nel 1954 all'eta' di 63 anni.
La storia è raccontata nel libro Qualcuno si è salvato di Moisè Cesare Finzi (ed. Il Ponte vecchio, 2006), uno dei componenti della famiglia aiutato da Guido e dalla moglie Ada.
Poco dopo l'8 settembre 1943 Finzi, che all'epoca aveva 13 anni, per evitare la cattura è costretto a fuggire in gran fretta con la propria famiglia e quella dello zio materno Giuseppe Rimini.
Il gruppo arriva a Gabicce e ottiene, grazie all'aiuto del segretario comunale Sgarbi, nuovi documenti falsi. Ma il luogo non è sicuro perchè lì tutti loro sono conosciuti con il vecchio nome. Prima di ripartire passano a ritirare le stoffe lasciate nel frattempo a Guido Morganti, il sarto a cui avevano chiesto di confezionare dei cappotti, in previsione di una fuga lunga e difficile, con l'inverno alle porte.
Mentre sono nella bottega qualcuno involontariamente si lascia sfuggire la propria vera identità. Morganti riconosce nel cognome Rimini quello di un conoscente di Mantova che anni prima aveva aiutato la sua famiglia. In due giorni organizza il trasferimento degli ebrei e li porta personalmente con un carro trainato dai buoi a Mondaino, in provincia di Rimini, dove il gruppo riesce a nascondersi fino alla fine della guerra, scampando alla deportazione.
Guido avrebbe potuto segnalare la presenza di ebrei alla polizia e ne avrebbe ricavato, sulla base di un triste tariffario allora in vigore, una considerevole somma.
Morganti non ha mai parlato del suo gesto, di cui aveva messo al corrente solo la moglie. Il resto della famiglia lo ha saputo dal cugino di Finzi, l'avvocato Cesare Rimini. Figli e nipoti lo ricordano come persona generosa e umile, piena di umanità.

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Giusti tra le Nazioni nella Shoah

ricordati a Yad Vashem nel Giardino dei Giusti

Lo Stato d'Israele ha istituito negli anni '50 lo Yad Vashem, il Mausoleo di Gerusalemme per ricordare le vittime della "soluzione finale" voluta da Hitler. All'inizio degli anni '60 è sorta la "Commissione dei Giusti", con il compito di assegnare il titolo di "Giusto tra le Nazioni" a chi, non ebreo, ha salvato degli ebrei negli anni della persecuzione nazista e all'interno di Yad Vashem è stato creato il "Giardino dei Giusti", con un viale in cui ogni albero è dedicato a un giusto. Negli ultimi anni, per mancanza di spazio, l'albero è stato sostituito dal nome inciso nei muri di cinta del giardino.
La Commissione, presieduta per quasi trent'anni dal giudice della Corte Costituzionale Moshe Bejski, ha riconosciuto e documentato finora circa 20.000 giusti: tra questi ne abbiamo scelti alcuni.
Tuttavia, come ricordava spesso Bejski, i Giusti sono molti di più e il compito della Commissione è quello di individuarli e premiarli prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto. Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l'alto numero di ebrei scampati alla "soluzione finale" non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme (circa 500 a fine 2011). 

Per questo è importante segnalare i casi ancora sconosciuti e attivare il procedimento presso la Commissione per iniziare l'istruttoria che porti ad altre assegnazioni del titolo di "Giusto tra le Nazioni".

Storie segnalate

Storie Shoah

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