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José Maria Barreto 1875

il primo Giusto peruviano

È il primo Giusto peruviano ad essere riconosciuto dallo Yad Vashem di Gerusalemme.
 José Maria Barreto era console del Perù a Ginevra quando, durante le persecuzioni naziste, decise di usare la sua posizione per salvare gli ebrei dalla deportazione.

Barreto si aggiunge quindi alla lista dei diplomatici - da Aristide de Sousa Mendes a Guelfo Zamboni, da Giuseppe Castruccio ad Angel Sanz Briz - che, spesso andando contro agli ordini impartiti dai rispettivi governi, aiutarono i perseguitati offrendo loro rifugio o documenti falsi.

Nel 1938 le autorità peruviane vietarono a tutti i loro consoli in Europa di offrire visti agli immigrati stranieri, specialmente se si trattava di cittadini ebrei. Nonostante questo Abraham Siberchein, a capo di RELICO - l’organizzazione di aiuti creata in Svizzera dal Congresso Mondiale Ebraico - chiese a Barreco di procurare passaporti peruviani agli ebrei che si trovavano nei territori sotto il controllo tedesco. 

Nell’estate del 1943 la polizia svizzera chiese informazioni all’Ambasciata peruviana circa la concessione di un passaporto a un ebreo tedesco di nome Gunther Frank. Barreto rispose con una lettera all’Ambasciata, sostenendo di aver fornito visti a 58 ebrei - tra cui 14 bambini - per cercare di salvare la vita a coloro che, nei campi di concentramento nazisti, sarebbero stati condannati a morte certa.

Quando il Ministro degli Esteri peruviano venne a conoscenza dell’accaduto, ordinò l’annullamento dei documenti forniti dal console, dispose la chiusura del consolato peruviano a Ginevra ed espulse Barreto dal corpo diplomatico

In una lettera del 1943, Silberschein scrisse che “Barreto, profondamente commosso dalle sofferenze di milioni di esseri umani nei Paesi occupati, decise di partecipare al soccorso, per alleviare la situazione di queste persone innocenti, e decise di fornirci un certo numero di passaporti affinché potessimo inviarli a diverse persone nei Paesi sotto il dominio tedesco. Barreto era convinto che attraverso questo gesto così umano avrebbe salvato molte persone”.

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Giusti tra le Nazioni nella Shoah

ricordati a Yad Vashem nel Giardino dei Giusti

Lo Stato d'Israele ha istituito negli anni '50 lo Yad Vashem, il Mausoleo di Gerusalemme per ricordare le vittime della "soluzione finale" voluta da Hitler. All'inizio degli anni '60 è sorta la "Commissione dei Giusti", con il compito di assegnare il titolo di "Giusto tra le Nazioni" a chi, non ebreo, ha salvato degli ebrei negli anni della persecuzione nazista e all'interno di Yad Vashem è stato creato il "Giardino dei Giusti", con un viale in cui ogni albero è dedicato a un giusto. Negli ultimi anni, per mancanza di spazio, l'albero è stato sostituito dal nome inciso nei muri di cinta del giardino.
La Commissione, presieduta per quasi trent'anni dal giudice della Corte Costituzionale Moshe Bejski, ha riconosciuto e documentato finora circa 20.000 giusti: tra questi ne abbiamo scelti alcuni.
Tuttavia, come ricordava spesso Bejski, i Giusti sono molti di più e il compito della Commissione è quello di individuarli e premiarli prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto. Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l'alto numero di ebrei scampati alla "soluzione finale" non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme (circa 500 a fine 2011). 

Per questo è importante segnalare i casi ancora sconosciuti e attivare il procedimento presso la Commissione per iniziare l'istruttoria che porti ad altre assegnazioni del titolo di "Giusto tra le Nazioni".

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Storie Shoah

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