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Luigi e Trento Brizi

padre e figlio, componenti della “rete di Assisi”

Assisi

Assisi

“Noi ebrei rifugiati in Assisi non ci dimenticheremo mai di ciò che è stato fatto per la nostra salvezza. Perché in una persecuzione che annientò sei milioni di ebrei, ad Assisi nessuno di noi è stato toccato”. Così Emilio Viterbi, ebreo rifugiato ad Assisi. Chi lo salva negli anni della Shoah è la rete di soccorso degli ebrei perseguitati, formatasi ad Assisi e coordinata da Monsignor Giuseppe Placido Nicolini e dal giovane sacerdote don Aldo Brunacci. Di questa rete fanno parte il tipografo assisano Luigi Brizi e il figlio Trento. Luigi possiede un negozietto di souvenir vicino a Piazza Santa Chiara ed esegue piccoli lavori di tipografia con una macchina a pedale. Durante la guerra, usa questa macchina per stampare carte d’identità false che permettono agli ebrei di soggiornare indisturbati in alberghi o presso famiglie e di ottenere razioni di cibo. Nei casi più difficili vengono usati come nascondigli i conventi femminili di clausura. Il problema con i documenti falsi sono i timbri, che rischiano di essere confrontati con gli originali. Per fabbricarli Luigi usa i nomi dei comuni dell'Italia meridionale, mentre il figlio Trento deve a volte arrischiarsi nelle campagne in bicicletta per recapitarli - ed è Padre Brunacci a prestargliene una per raggiungere Foligno - ma c'è anche chi, come Gino Bartali, questi documenti li fa arrivare fino a Firenze. 
Fra le persone salvate dai Brizi si annovera la famiglia Viterbi (Emilio e Margherita con Miriam e Grazia) di Padova. 
Il 16 luglio 1997 Yad Vashem riconosce a padre e figlio il titolo di Giusti fra le Nazioni. Il loro è il dossier 1952.

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Giusti tra le Nazioni nella Shoah

ricordati a Yad Vashem nel Giardino dei Giusti

Lo Stato d'Israele ha istituito negli anni '50 lo Yad Vashem, il Mausoleo di Gerusalemme per ricordare le vittime della "soluzione finale" voluta da Hitler. All'inizio degli anni '60 è sorta la "Commissione dei Giusti", con il compito di assegnare il titolo di "Giusto tra le Nazioni" a chi, non ebreo, ha salvato degli ebrei negli anni della persecuzione nazista e all'interno di Yad Vashem è stato creato il "Giardino dei Giusti", con un viale in cui ogni albero è dedicato a un giusto. Negli ultimi anni, per mancanza di spazio, l'albero è stato sostituito dal nome inciso nei muri di cinta del giardino.
La Commissione, presieduta per quasi trent'anni dal giudice della Corte Costituzionale Moshe Bejski, ha riconosciuto e documentato finora circa 20.000 giusti: tra questi ne abbiamo scelti alcuni.
Tuttavia, come ricordava spesso Bejski, i Giusti sono molti di più e il compito della Commissione è quello di individuarli e premiarli prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto. Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l'alto numero di ebrei scampati alla "soluzione finale" non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme (circa 500 a fine 2011). 

Per questo è importante segnalare i casi ancora sconosciuti e attivare il procedimento presso la Commissione per iniziare l'istruttoria che porti ad altre assegnazioni del titolo di "Giusto tra le Nazioni".

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