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Magdalena Grodzka-Guzkowska 1925 - 2014

membro dell’esercito clandestino polacco che ha salvato molti ebrei del Ghetto

“Se sopravvivi a quello che ho vissuto e vedi quello che ho visto - ha detto Magda nell’intervista al settimanale Przekrój nel 2006 - hai paura di diventare un fuorilegge. L'uomo, vedendo la morte in faccia diventa impermeabile alle emozioni. Temevo di diventare così dopo la guerra, perché trasgredire era diventata un’abitudine e avevo paura di continuare a farlo."

Invece, per Magdalena, non è stato così, perché fino alla fine dei suoi giorni ha coltivato dentro di sé il coraggio e l’impegno verso tutti coloro che avevano bisogno. Magda è stata educata secondo i principi patriottici dato che suo padre, Zygmunt Rusinek, era un membro del Partito popolare polacco "Piast" e, durante la Seconda guerra mondiale, è stato ministro nel governo di Londra; la madre Janina, invece, insegnava polacco e lingue romanze.

Allo scoppio del conflitto, la Gużkowska conclude l’istruzione superiore e inizia a studiare medicina all'università clandestina. Già nel 1940 - come lei afferma – si schiera contro il nazismo impegnandosi nelle attività clandestine come staffetta delle organizzazioni sovversive, traduttrice dei notiziari trasmessi dalla BBC. Fa inoltre da guida di confine ai rifugiati.

Due anni dopo, entra a far parte del dipartimento di sicurezza e controspionaggio del quartiere generale dell’Associazione del Combattimento Armato – Armata Nazionale e partecipa all'esecuzione dei traditori, condannati dai tribunali del Governo Clandestino polacco. Contemporaneamente, collabora con il Consiglio "Żegota" per insegnare gli ebrei come comportarsi da ariani sotto falsa identità e si occupa di bambini salvati dal ghetto. Racconta a Tygodnik Powszechny, che, al ritorno dal picnic con uno di questi ragazzini, s’imbatte in una retata. Fortunatamente, conosce molte vie di fuga e riescono entrambi a fuggire. Il bambino, Włodziu, è terrorizzato. Magda lo rassicura: mai lo avrebbe abbandonato.

Nell'inverno del 1943, Magdalena non riesce a sfuggire a una retata, ma durante il trasporto per Majdanek fugge e ritorna a Varsavia per continuare la sua attività clandestina. Nell’Insurrezione di Varsavia, combatte nel battaglione AK "Kiliński". In un momento in cui è di guardia, nota un uomo che si è perso e, quando lui pronuncia "Kamerad!", capisce che è un tedesco. Il suo collega di guardia Leszek e gli altri vogliono catturarlo per ucciderlo ma Magda convince il gruppo a non usare gli stessi metodi dei nazisti, a non uccidere i feriti o i prigionieri.

Dopo il fallimento dell’Insurrezione, passa per sei campi di prigionia tedeschi, finché, nell'aprile del 1945, è liberata in Turingia dall'esercito americano e poi trasferita dal Corpo dell'armata polacco in Italia e in Inghilterra. Successivamente, si trasferisce in Canada, dove vive varie traversie per poi ritornare in Polonia nei primi anni Settanta. Inizia lì ad occuparsi di autismo, malattia allora poco conosciuta e segue bambini affetti da tale disturbo. Magdalena affronta la cura dei malati di autismo seguendo tre principi: dire la verità, amare il prossimo come se stessi, non fare agli altri ciò che non si vorrebbe fatto a noi. Pur non avendo una specifica preparazione professionale, apre e gestisce un ambulatorio per la cura dell’autismo presso l'Istituto di Neurologia e Psichiatria di Varsavia.

Nel 1992, con il marito Krzysztof Gużkowski, affida il suo appartamento ad organizzazioni umanitarie dell’assediata Sarajewo.

Ormai da anziana, scopre che la sua famiglia discendere dagli ebrei assimilati. Felice di questa scoperta, legge la Torah e segue le funzioni religiose. Ciò diventerà però un problema quando Włodzio (William Donat, figlio di Alexander da lei salvato durante la guerra) chiederà a Yad Vashem di assegnarle il titolo di Giusta tra le Nazioni. È risaputo, infatti, che l'Istituto Yad Vashem riconosce il titolo solo ai non ebrei ed è quindi stata necessario l’intercessione del rabbino della Polonia per provare che Magdalena non era a conoscenza delle sue origini ebraiche durante la guerra. Ricevette così il titolo di Giusta tra le Nazioni a Gerusalemme nel 2008.

Konstanty Gebert, tradotta dal polacco da Bernadeta Grochowska

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Giusti tra le Nazioni nella Shoah

ricordati a Yad Vashem nel Giardino dei Giusti

Lo Stato d'Israele ha istituito negli anni '50 lo Yad Vashem, il Mausoleo di Gerusalemme per ricordare le vittime della "soluzione finale" voluta da Hitler. All'inizio degli anni '60 è sorta la "Commissione dei Giusti", con il compito di assegnare il titolo di "Giusto tra le Nazioni" a chi, non ebreo, ha salvato degli ebrei negli anni della persecuzione nazista e all'interno di Yad Vashem è stato creato il "Giardino dei Giusti", con un viale in cui ogni albero è dedicato a un giusto. Negli ultimi anni, per mancanza di spazio, l'albero è stato sostituito dal nome inciso nei muri di cinta del giardino.
La Commissione, presieduta per quasi trent'anni dal giudice della Corte Costituzionale Moshe Bejski, ha riconosciuto e documentato finora circa 20.000 giusti: tra questi ne abbiamo scelti alcuni.
Tuttavia, come ricordava spesso Bejski, i Giusti sono molti di più e il compito della Commissione è quello di individuarli e premiarli prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto. Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l'alto numero di ebrei scampati alla "soluzione finale" non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme (circa 500 a fine 2011). 

Per questo è importante segnalare i casi ancora sconosciuti e attivare il procedimento presso la Commissione per iniziare l'istruttoria che porti ad altre assegnazioni del titolo di "Giusto tra le Nazioni".

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