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Mario Martella 1918

l'uomo che ha salvato un'intera famiglia ebrea

Mario Martella nasce a Roma nel 1918. Lavora per qualche tempo nella tipografia del padre. A 18 anni si arruola volontario nell'esercito per combattere in Etiopia e alla fine della guerra consegue la laurea in economia e commercio. Nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali, i Sabbadini, tipografi ebrei per cui aveva lavorato il padre di Mario, Riccardo, chiedono aiuto all'ex dipendente diventato loro amico. Gli ebrei infatti non possono più essere titolari di un'attività e devono o liquidarla o venderla. Mario rileva la tipografia, la mantiene efficiente e alla fine della guerra la restituirà agli ex-proprietari.

Nel 1940 viene richiamato nell'esercito e inviato sul fronte francese dove, nel 1942, diventa vicecomandante di una batteria antisbarco tedesca a Marsiglia. Dopo l'8 settembre non vuole collaborare con i tedeschi e viene portato in vari campi di concentramento per soldati italiani in Francia da cui evade per tre volte.

Rientrato clandestinamente a Roma nell'autunno del 1943, mette a disposizione la tipografia per stampare i manifesti delle forze italiane di liberazione. Il 16 ottobre 1943 i nazisti entrano nel ghetto di Roma e deportano tutti gli ebrei, destinati a morire nei campi di sterminio. Riccardo Martella riesce ad avvisare in tempo i Sabbadini dell'imminente retata, in modo che i giovani possano mettersi in salvo. Gli anziani invece rimangono intrappolati in casa, senza via di scampo, ma vengono salvati da Mario, che rischia la vita per andare a prelevarli con la propria auto e condurli nella sua casa di campagna, nella zona dei Castelli romani, dove rimarranno nascosti fino alla fine della guerra.

Mario Martella è stato nominato Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem e ha ricevuto l'onoreficenza a Roma il 14 gennaio 2008, ormai novantenne.
In onore di Mario e di sua moglie Wanda sono stati piantati dalla famiglia Sabbadini dodici ulivi nella Foresta intitolata a Giovanni Paolo II in Israele. Il 24 gennaio 2008 al Palazzo del Quirinale, durante la cerimonia di celebrazione del "Giorno della Memoria", dedicata ai "Giusti d'Italia", il Capo dello Stato gli ha consegnato la medaglia d'oro al Merito Civile. Giorgio Napolitano ha sottolineato l'importanza della memoria di questi gesti:

"È nel ricordo di coloro che, in quegli anni bui, non si lasciarono corrompere dalle ideologie di odio allora dominanti, che ho voluto che venisse qui dato, nel Giorno della Memoria, quest'anno, particolare rilievo all'epopea dei Giusti, di coloro che salvarono anche le nostre coscienze, che furono i pionieri e primi costruttori del mondo di pace in cui ci auguriamo che voi giovani possiate trascorrere le vostre esistenze".

Nel libro La buona stella (ed. ATEL, 2006), Mario Martella ha raccontato la sua vita, citando gli episodi ricordati, e ha destinato il ricavato a finanziare una casa per anziani.

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Giusti tra le Nazioni nella Shoah

ricordati a Yad Vashem nel Giardino dei Giusti

Lo Stato d'Israele ha istituito negli anni '50 lo Yad Vashem, il Mausoleo di Gerusalemme per ricordare le vittime della "soluzione finale" voluta da Hitler. All'inizio degli anni '60 è sorta la "Commissione dei Giusti", con il compito di assegnare il titolo di "Giusto tra le Nazioni" a chi, non ebreo, ha salvato degli ebrei negli anni della persecuzione nazista e all'interno di Yad Vashem è stato creato il "Giardino dei Giusti", con un viale in cui ogni albero è dedicato a un giusto. Negli ultimi anni, per mancanza di spazio, l'albero è stato sostituito dal nome inciso nei muri di cinta del giardino.
La Commissione, presieduta per quasi trent'anni dal giudice della Corte Costituzionale Moshe Bejski, ha riconosciuto e documentato finora circa 20.000 giusti: tra questi ne abbiamo scelti alcuni.
Tuttavia, come ricordava spesso Bejski, i Giusti sono molti di più e il compito della Commissione è quello di individuarli e premiarli prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto. Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l'alto numero di ebrei scampati alla "soluzione finale" non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme (circa 500 a fine 2011). 

Per questo è importante segnalare i casi ancora sconosciuti e attivare il procedimento presso la Commissione per iniziare l'istruttoria che porti ad altre assegnazioni del titolo di "Giusto tra le Nazioni".

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