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Milena Jesenska 1896 - 1944

giornalista e traduttrice praghese, creò una rete di soccorso agli ebrei e colse la genesi dei due totalitarismi

In un’epoca come la nostra, in cui la stigmatizzazione dello straniero e la denigrazione del diverso non incontrano sempre adeguata riprovazione, vale la pena riscoprire una figura luminosa come quella di Milena Jesenská.

Icona dell’amour fou, narrato attraverso le lettere che le scrisse Kafka, intraprendente giornalista, resistente al Nazismo, deportata nel Lager di Ravensbrück, caduta nell’oblio durante la lunga parentesi del Socialismo reale, proclamata Giusta fra le Nazioni nel 1994, Milena da sempre sfugge a una definizione univoca, pur ritrovandosi a suo agio in tutti gli abiti che indossò nella sua vita.

Nata a Praga il 10 agosto 1896 da un odontoiatra di grande talento e poche risorse, Milena a soli diciassette anni perde la mamma. Studentessa privilegiata, conosce Ernst Pollak, ebreo di nascita, bancario di mestiere e letterato di aspirazione, con il quale intesse un’appassionata storia d’amore osteggiata dal padre, che acconsente nel 1918 al matrimonio, purché i due si allontanino da Praga.

I due vanno a Vienna, dove lui non tarderà a mostrarsi infedele e dissipatore di denaro. Per far fronte ai crescenti problemi economici, Milena trova mille lavori, anche i più umili, finché non riesce a intraprendere la tanto desiderata carriera giornalistica. Nel 1920 intreccia il sofferto rapporto epistolare con Kafka, mentre il matrimonio va in frantumi. Torna a Praga nel 1926, dove conosce il nuovo marito, Jaromír Krejcar, da cui ha l’unica figlia, Jana. Dopo una grave artrite, contratta in gravidanza, rimane claudicante e, per un lungo periodo, dipendente dalla morfina.

Nel 1928 si separa anche dal secondo marito, che si trasferisce in Unione Sovietica accecato dal mito della Rivoluzione. Anche Milena per un po’ subisce il fascino del comunismo, ma ne intuisce presto le devianze, che saranno confermate da Krejcar, testimone diretto delle purghe staliniane. Gli anni Trenta si mostrano difficili anche nella democratica Cecoslovacchia e Milena, oltre al lavoro di giornalista, si dedica all’accoglienza dei profughi tedeschi in fuga da Hitler, scrivendone nel 1937 per il prestigioso giornale liberaldemocratico Přítomnost. Nel 1938 pubblica il più celebre dei suoi reportage: quello dai Sudeti, la zona a maggioranza tedesca, che, in seguito al Patto di Monaco del 30 settembre, viene ceduta alla Germania.

Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia, il 15 marzo 1939, Milena dà vita a una rete di salvataggio di ebrei insieme al giovane Joachim von Zedtwitz. Li accoglie per pochi giorni in casa e poi li aiuta ad andare oltre confine. Ne salva molti, non perdendo mai la calma né la concentrazione. Infatti sarà la sua attività di distribuzione clandestina di materiale antinazista a tradirla, non le sue azioni di aiuto. Viene arrestata nel novembre del 1939, detenuta a Dresda e, infine, deportata a Ravensbrück. Nota per le sue capacità di resistenza nel campo, qui stringe l’amicizia più preziosa, quella con Margarete Buber-Neumann, comunista tedesca reduce dal Gulag, che le sopravvivrà e ne scriverà la biografia.

Milena Jesenská muore il 17 maggio 1944 a Ravensbrück; cinquant’anni dopo lo Yad Vashem riconoscerà i suoi meriti.

Bibliografia
Margarete Buber-Neumann, Milena l’amica di Kafka, Adelphi, Milano 1986
Claudio Canal (a cura di), Milena di Praga. Lettere di Milena Jesenská 1912-1940, Città Aperta Edizioni, Troina 2002
Jana Černá, Vita di Milena, Garzanti, Milano 1986
Donatella Sasso, Milena, la terribile ragazza di Praga, Effatà, Cantalupa 2014
Alena Wágnerová, Milena Jesenská, Archinto, Milano 2004

Donatella Sasso, storica

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Giusti tra le Nazioni nella Shoah

ricordati a Yad Vashem nel Giardino dei Giusti

Lo Stato d'Israele ha istituito negli anni '50 lo Yad Vashem, il Mausoleo di Gerusalemme per ricordare le vittime della "soluzione finale" voluta da Hitler. All'inizio degli anni '60 è sorta la "Commissione dei Giusti", con il compito di assegnare il titolo di "Giusto tra le Nazioni" a chi, non ebreo, ha salvato degli ebrei negli anni della persecuzione nazista e all'interno di Yad Vashem è stato creato il "Giardino dei Giusti", con un viale in cui ogni albero è dedicato a un giusto. Negli ultimi anni, per mancanza di spazio, l'albero è stato sostituito dal nome inciso nei muri di cinta del giardino.
La Commissione, presieduta per quasi trent'anni dal giudice della Corte Costituzionale Moshe Bejski, ha riconosciuto e documentato finora circa 20.000 giusti: tra questi ne abbiamo scelti alcuni.
Tuttavia, come ricordava spesso Bejski, i Giusti sono molti di più e il compito della Commissione è quello di individuarli e premiarli prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto. Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l'alto numero di ebrei scampati alla "soluzione finale" non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme (circa 500 a fine 2011). 

Per questo è importante segnalare i casi ancora sconosciuti e attivare il procedimento presso la Commissione per iniziare l'istruttoria che porti ad altre assegnazioni del titolo di "Giusto tra le Nazioni".

Storie segnalate

Storie Shoah

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