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Raoul Wallenberg 1912 - 1947

il diplomatico svedese che ha salvato migliaia di ebrei in Ungheria

Nato il 4 agosto 1912 a Lidingö, nella periferia residenziale di Stoccolma, Raoul Wallenberg - orfano di padre già alla nascita - crebbe circondato da figure forti che lo sostenevano, diventando un individuo indipendente e responsabile. Ancora bambino, viaggiò per il mondo per fare visita a suo nonno, Gustaf Wallenberg, diplomatico e uomo d’affari, con cui proseguì una fitta corrispondenza e un ampio scambio di idee fino al 1937, anno della sua morte. Caratteristica della famiglia Wallenberg era una visione cosmopolita del mondo: Raoul fu infatti incoraggiato a imparare le lingue, a studiare altre culture e a viaggiare.

Intraprese gli studi di architettura ad Ann Arbor, negli Stati Uniti e, dopo il conseguimento della laurea, venne inviato a Cape Town in Sud Africa. Successivamente si recò ad Haifa, nel nord d’Israele (l’allora Palestina), dove incontrò alcuni ebrei che vi avevano trovato rifugio. Da un ebreo tedesco venne così a conoscere le atrocità che stavano commettendo i nazisti in Germania

Quando scoppiò la seconda Guerra Mondiale nel 1939, Raoul era già di ritorno nella neutrale Svezia, si unì alla Guardia Nazionale e iniziò a lavorare con una società commerciale d’import-export di generi alimentari tra la Svezia e l’Ungheria. Il titolare della ditta, Koloman, affidò a Raoul il compito di rappresentare la società in Ungheria.

Nei primi mesi del 1944 erano presenti in Ungheria circa 800mila ebrei. Visto che essi erano sottoposti alle leggi discriminatorie, furono risparmiati dalla deportazione e le autorità ungheresi non avevano alcuna intenzione di sterminarli. Nel marzo del 1944, però, i tedeschi, irritati per il mancato rispetto degli obblighi degli alleati e la riluttanza delle autorità ungheresi a risolvere la “questione ebraica”, decisero di adottare misure più forti. 
La Germania occupò il paese e le SS decisero di annientare la popolazione ebraica il più rapidamente possibile. In meno di due mesi quasi 150 treni trasportano 437.402 ebrei dall’Ungheria alla loro destinazione finale, Auschwitz-Birkenau. La mente amministrativa dietro allo sterminio della popolazione ebraica ungherese era l’ufficiale delle SS Adolf Eichmann.

Nel corso del 1944 il mondo iniziava lentamente a capire la portata della campagna di sterminio tedesca. Il presidente americano Franklin D. Roosevelt decise dunque di creare il War Refugee Board (il comitato per i rifugiati di guerra) per mobilitare le persone che potevano aiutare e salvare gli ebrei e altri gruppi di perseguitati dalla deportazione e dallo sterminio. Il comitato chiese supporto alla Svezia, che inviò Raoul Wallenberg come addetto speciale alla missione svedese a Budapest.

Quando Wallenberg arrivò a Budapest il 9 luglio 1944, l’Armata Rossa sovietica stava avanzando da est verso la capitale e la sconfitta tedesca si stava rapidamente avvicinando. Sotto la pressione dei capi di Stato stranieri, tra i quali il re svedese, il reggente ungherese Horthy, decise di fermare la deportazione degli ebrei. Si trattò di un duro colpo per Eichmann e i tedeschi, i quali fecero tutto il possibile perché gli ungheresi riprendessero le deportazioni. A Budapest Raoul Wallenberg istituì una speciale “sezione umanitaria” alla missione svedese con lo specifico compito di salvare gli ebrei ungheresi

Wallenberg inventò un nuovo tipo di documento, lo Schutzpass. Il passaporto di protezione veniva dato a persone con stretti legami famigliari o di affari con la Svezia. Il titolare di questo tipo di passaporto non doveva indossare l’obbligatoria stella di Davide ed era esentato dalla maggior parte delle leggi antisemite. Raoul impiegò anche centinaia di ebrei nella sezione umanitaria della missione, in modo da fornire loro protezione. 

Nell’autunno del 1944 la guerra stava volgendo al termine. L’esercito tedesco si stava ritirando sia dal fronte orientale che da quello occidentale. Il reggente ungherese respinse il governo pro-tedesco e mise definitivamente fine alle intenzioni della Germania di riprendere le deportazioni. Adolf Eichmann lasciò Budapest. L’operazione di salvataggio di Wallenberg era stata un successo e la situazione politica stava cambiando per il meglio. Il 12 settembre Wallenberg riferì al War Refugee Board che le deportazioni "sono state definitivamente fermate" e che "il lavoro dei passaporti protettivi è stato quasi completato". Tuttavia, il 15 ottobre i tedeschi architettarono un colpo di stato e insediarono come primo ministro il fanatico anti-semita e leader delle Croci Frecciate, Ferenc Szàlasi. Adolf Eichmann tornò alla carica e costrinse la gente a raggiungere i campi di sterminio a piedi. Donne, bambini e anziani camminano giorno e notte nelle famigerate “marce della morte ”. Più volte Wallenberg e i suoi collaboratori si avventurarono nelle strade per distribuire cibo e per salvare chiunque si potesse salvare.

Le Croci Frecciate avevano poco rispetto per i passaporti di protezione o l’immunità diplomatica e una nuova ondata di violenza travolse Budapest. A novembre, le autorità ungheresi istituirono dei ghetti, dove venivano ammassati gli ebrei di Budapest in attesa della deportazione. Oltre cento abitazioni erano sotto la protezione svedese e svizzera e agli occupanti era assicurato riparo temporaneo. Tuttavia, i seguaci delle Croci Frecciate irruppero nelle case e centinaia di persone vennero portate sulle sponde del Danubio dove furono uccise. 

La vita nei ghetti era disperata. Raoul Wallenberg organizzava giornalmente provviste di cibo per i residenti affamati e impotenti. Egli comprese rapidamente la nuova situazione e usò la sua vasta rete di conoscenze per accelerare i soccorsi a Budapest. Lavorava giorno e notte, si recava alle stazioni ferroviarie e in altri punti di raccolta, ordinando agli ufficiali di rilasciare gli ebrei con il passaporto protettivo riportati nella sua lista. Avendo familiarità con la burocrazia tedesca usava sapientemente questa conoscenza per manipolare il sistema. La sua energia, i suoi contatti e il suo coraggio gli permisero di salvare vite, spesso sotto gli occhi dei carnefici.

Nonostante la fine imminente dello stato nazista, Eichmann inseguiva però senza sosta il suo obiettivo. La missione svedese era perseguitata dai seguaci delle Croci Frecciate e alla vigilia di Natale nel 1944 la sua sede venne attaccata. Eichmann era pienamente consapevole dei continui sforzi di salvataggio da parte del suo antagonista svedese ed esprimette il desiderio di vedere "quel cane ebreo" Raoul Wallenberg fucilato.

Entro la fine di dicembre, l’Armata Rossa aveva raggiunto Budapest. I leader delle Croci Frecciate erano fuggiti, come anche Eichmann. Girava voce che i 60mila ebrei nel ghetto murato sarebbero stati massacrati prima dell’entrata dell’Armata Rossa a Budapest. Wallenberg, ricercato dai nazisti e dalle Croci Frecciate, si nascose e non era più in grado di influenzare direttamente gli eventi. Invece, Pál Szalai, un ex membro delle Croci Frecciate, incontrò il generale tedesco Schmidthuber e, usando l’autorità del nome di Wallenberg, riuscì a fermare l’azione salvando così gli abitanti del ghetto.

Nel gennaio 1945, l’Armata Rossa entrò a Budapest e il regime di terrore nazista terminò. Per l’Unione Sovietica, l’Ungheria era un paese nemico e la brutale guerra aveva offuscato la distinzione tra soldati nemici, simpatizzanti nazisti, civili comuni e partecipanti neutrali. Nessuno era al sicuro nel disordine generale che segnava gli ultimi mesi della guerra. Il compito di Raoul Wallenberg nella capitale ungherese volgeva al termine ma, nel caos che seguì la liberazione, era necessario un piano per riunire le famiglie e per ricostruire i servizi sociali. Wallenberg riuscì ad elaborare un tale piano, che era ansioso di presentare alle autorità sovietiche. Il 17 gennaio 1945, Raoul Wallenberg lasciò Budapest insieme al suo assistente e autista, Vilmos Langfelder. Erano scortati da ufficiali e soldati sovietici. Nessuno dei due tornerà più. Raoul aveva solo 32 anni e non avrebbe più visto la sua famiglia in Svezia.

Fin dalla sua scomparsa, la famiglia di Raoul Wallenberg ha cercato invano di scoprire cosa gli fosse successo. Secondo un certificato di morte presentato nel 1957, Raoul Wallenberg morì nella prigione Lubyanka il 17 luglio 1947. Tuttavia, l’autenticità di questo documento non è mai stata universalmente accettata. Le esatte circostanze che circondano la fase finale della vita di Raoul Wallenberg sono tuttora un mistero.

Wallenberg è stato riconosciuto da Yad Vashem come Giusto tra le Nazioni.

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Giusti tra le Nazioni nella Shoah

ricordati a Yad Vashem nel Giardino dei Giusti

Lo Stato d'Israele ha istituito negli anni '50 lo Yad Vashem, il Mausoleo di Gerusalemme per ricordare le vittime della "soluzione finale" voluta da Hitler. All'inizio degli anni '60 è sorta la "Commissione dei Giusti", con il compito di assegnare il titolo di "Giusto tra le Nazioni" a chi, non ebreo, ha salvato degli ebrei negli anni della persecuzione nazista e all'interno di Yad Vashem è stato creato il "Giardino dei Giusti", con un viale in cui ogni albero è dedicato a un giusto. Negli ultimi anni, per mancanza di spazio, l'albero è stato sostituito dal nome inciso nei muri di cinta del giardino.
La Commissione, presieduta per quasi trent'anni dal giudice della Corte Costituzionale Moshe Bejski, ha riconosciuto e documentato finora circa 20.000 giusti: tra questi ne abbiamo scelti alcuni.
Tuttavia, come ricordava spesso Bejski, i Giusti sono molti di più e il compito della Commissione è quello di individuarli e premiarli prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto. Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l'alto numero di ebrei scampati alla "soluzione finale" non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme (circa 500 a fine 2011). 

Per questo è importante segnalare i casi ancora sconosciuti e attivare il procedimento presso la Commissione per iniziare l'istruttoria che porti ad altre assegnazioni del titolo di "Giusto tra le Nazioni".

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