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​Sebastián de Romero Radigales 1884 - 1970

Il console che salvò disobbedendo agli ordini del governo franchista

Sebastián de Romero Radigales, Console spagnolo in Grecia durante la Seconda guerra mondiale. Fin dal suo arrivo ad Atene, il diplomatico fece tutto il possibile per difendere gli ebrei sefarditi, una comunità di oltre 800 persone sparsa tra la capitale greca e Salonicco. In particolare Romero Radigales emanò un provvedimento con cui offriva la nazionalità spagnola ai perseguitati.

In un documento del Ministero degli Esteri tedesco datato 30 aprile 1943, l'ambasciatore di Berlino Günther Altenburg deprecava le "interferenze" del console spagnolo, che lo avevano costretto a rimandare la deportazione degli ebrei. Romero Radigales riuscì a ottenere l'evacuazione di 150 ebrei su un convoglio militare diretto in Italia. In un'altra occasione ottenne il trasferimento in Spagna di oltre 300 sefarditi destinati alla deportazione e il deposito dei loro beni presso l'Ambasciata del Paese iberico.

La nipote del Console scrive: "Mio nonno non mi ha mai parlato di quanto fece per salvare dallo sterminio nazista i suoi concittadini ebrei residenti in Grecia, e nemmeno mia nonna, più aperta e loquace di lui e che tanto lo aveva aiutato in quella difficile e pericolosa impresa, fece mai parola della vicenda.

Il suo silenzio, anche con i familiari più stretti, derivava oltre che da un naturale senso di ritegno e di riservatezza, anche da una forte coscienza della propria missione, vissuta nel convincimento di svolgere il proprio ruolo come un servizio ai suoi concittadini, senza distinzione di razza o di religione, e alla sua Nazione. Con lo svolgersi della drammatica vicenda in Grecia, era poi subentrato un forte coinvolgimento personale nei confronti dell’essere umano in quanto tale. D’altra parte tale senso di ritegno e riservatezza è stato comune ad altre persone, che come lui, si sono mobilitate per la causa comune di salvare degli innocenti da persecuzioni di inaudita violenza". 

La Fondazione Raoul Wallenberg di New York ha presentato la candidatura del Console Radigales al titolo di Giusto fra le Nazioni. L'approvazione da Yad Vashem è avvenuta il 30 settembre 2014. L'onorificenza è stata ritirata dalla nipote Elena Colitto Castelli. 

La sua storia di coraggio si inscrive nella drammatica situazione vissuta dagli ebrei greci, soprattutto a Salonicco dove fu sterminato il 98% della millenaria comunità sefardita. 

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Giusti tra le Nazioni nella Shoah

ricordati a Yad Vashem nel Giardino dei Giusti

Lo Stato d'Israele ha istituito negli anni '50 lo Yad Vashem, il Mausoleo di Gerusalemme per ricordare le vittime della "soluzione finale" voluta da Hitler. All'inizio degli anni '60 è sorta la "Commissione dei Giusti", con il compito di assegnare il titolo di "Giusto tra le Nazioni" a chi, non ebreo, ha salvato degli ebrei negli anni della persecuzione nazista e all'interno di Yad Vashem è stato creato il "Giardino dei Giusti", con un viale in cui ogni albero è dedicato a un giusto. Negli ultimi anni, per mancanza di spazio, l'albero è stato sostituito dal nome inciso nei muri di cinta del giardino.
La Commissione, presieduta per quasi trent'anni dal giudice della Corte Costituzionale Moshe Bejski, ha riconosciuto e documentato finora circa 20.000 giusti: tra questi ne abbiamo scelti alcuni.
Tuttavia, come ricordava spesso Bejski, i Giusti sono molti di più e il compito della Commissione è quello di individuarli e premiarli prima che il trascorrere del tempo cancelli per sempre le testimonianze e le altre prove documentali del loro gesto di aiuto. Il caso italiano dimostra la fondatezza della preoccupazione di Bejski: l'alto numero di ebrei scampati alla "soluzione finale" non è compatibile con i pochi giusti italiani riconosciuti a Gerusalemme (circa 500 a fine 2011). 

Per questo è importante segnalare i casi ancora sconosciuti e attivare il procedimento presso la Commissione per iniziare l'istruttoria che porti ad altre assegnazioni del titolo di "Giusto tra le Nazioni".

Storie segnalate

Storie Shoah

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