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Alessandro Porro

l'ingegnere che nascose ebrei e soldati americani a Rovello Porro

Testimonianza del cugino Carlo Cornaggia - Milano, 28 gennaio 2004

Membro di una prestigiosa famiglia residente a Milano, laureatosi in ingegneria civile nel 1908 al Politecnico di Milano, Alessandro Porro durante la guerra si trasferì a Rovello Porro, nell'antica casa paterna, dove il casato godeva di grande simpatia per la cessione di terre ai contadini operata dal padre Cesare. Nominato Podestà di Rovello dal governo fascista, l'ing. Porro partecipò alla Resistenza sotto il falso nome di "dr. Cipolla" senza mai essere scoperto e vi ricoprì molti incarichi direttivi e di responsabilità, tra cui quella dei trasporti e dei vettovagliamenti per le province di Como e Milano.
A rischio della vita aiutò molti ebrei perseguitati: li nascondeva nella casa di Rovello, anche per molti mesi, finché non riusciva a procurare i documenti falsi che permettevano loro di varcare il confine e mettersi in salvo. Fra di essi ci fu lo scultore Gigi Supino, figlio del prof. Camillo, docente di Economia politica e preside della facoltà di Legge dell'Università di Pavia, morto poco prima. Lo scultore trovò rifugio a Rovello insieme alla madre nata Morpurgo, e vi rimase sotto il falso nome di Zuppi.
All'inizio del 1945 l'ing. Porro nascose tre aviatori americani lanciatisi con il paracadute nelle vicinanze di Saronno per l'abbattimento del loro aereo e sfuggiti alle pattuglie tedesche, finché riuscì ad accompagnarli in bicicletta, vestiti da operai, a Como presso un prete amico che li fece passare in Svizzera.
Dopo la guerra ricevette i ringraziamenti del "Comando Generale dell'Esercito degli Stati Uniti d'America - Teatro di operazioni del Mediterraneo" e nel 1956 un attestato di gratitudine rilasciato dall'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, con la dicitura: "Gli Ebrei d'Italia riconoscenti a l'Ing. Alessandro Porro".

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