English version | Cerca nel sito:

Ferdinando Valletti 1921 - 2007

il calciatore che salvò i compagni di prigionia e il pittore Aldo Carpi

Ferdinando Valletti con la squadra

Ferdinando Valletti con la squadra foto di Manuela Valletti Ghezzzi

Storia segnalata dalla figlia Manuela Valletti Ghezzi - Milano, gennaio 2014

Nasce a Verona il 5 aprile 1921 e dopo un'infanzia passata in collegio, si diploma all'Istituto Galileo Ferraris. Nel 1938 si trasferisce a Milano per lavorare all'Alfa Romeo e viene indirizzato alla squadra di calcio del Seregno, vista la sua abilità con il pallone ai piedi.

Il Milan (allora Milano) si accorge di lui e lo inserisce nella squadra. Il suo sogno di calciatore però finisce presto. Durante una partita si rompe il menisco, viene operato ed è costretto a smettere di giocare, ma ancora oggi il suo nome è negli annali della squadra rossonera. Nel frattempo si fidanza e parte per il servizio militare. Al ritorno si sposa. È il 1943, lui ha 22 anni e la moglie 21. Due giovani vite formano una nuova famiglia senza sapere che cosa sarebbe accaduto da lì a poco.

Di lì a poco viene contattato dai gruppi comunisti attivi in fabbrica, che lo inseriscono nell'organizzazione dello sciopero del 1° marzo 1944 all'Alfa Romeo; vi aderisce con entusiasmo, felice di dare il suo contributo alla liberazione del Paese. Lavorano tutti duramente per un mese e volantinano tra gli operai i giornali che ancora riescono a circolare, Il Popolo e Italia Libera. Lo sciopero riesce in tutto il nord Italia, le fabbriche si fermano e i tedeschi diventano spietati. La sera stessa, a tarda ora, Nando è catturato e, dopo aver passato una notte a San Vittore, viene portato al Binario 21 della Stazione Centrale di Milano e inviato con 22 compagni dell'Alfa Romeo al campo di concentramento di Mauthausen, strappato all’affetto della madre e della moglie incinta.

Per tutta la prigionia il desiderio di conoscere il figlio sarà la sua forza.
La vita da deportato è durissima, per alcuni più dura che per altri. Nando viene trasferito a Gusen e proprio qui conosce il Professor Carpi, un grande pittore. L'artista è più anziano, le sue condizioni di salute sono molto precarie, è allo stremo delle forze. Così debole rischia tutti i giorni di finire sotto i vagoncini del treno che trasporta le pietre. Nando gli si affeziona, lo tiene d'occhio ed è sempre pronto a strapparlo al pericolo, rischiando di essere visto e punito duramente. Al ritorno dal lavoro Carpi non si regge in piedi e allora Valletti gli si mette a fianco per sostenerlo e farlo camminare in fila con gli altri. Una volta Nando è costretto a lasciarlo per non essere scoperto e Carpi cade e viene picchiato duramente, ma si rialza senza voltarsi indietro e riesce a rientrare in baracca. Fortunatamente le SS scoprono che l'uomo è un grande artista, così decidono di mandarlo in infermeria e farlo dipingere per loro.
Accade un giorno che un kapò chiede ai prigionieri chi sa giocare a calcio. Le SS devono disputare una partita ma manca una guardia, in poche parole cercano un sostituto. Nando non esita, dice che era nel Milan e che sa giocare. Il kapò lo porta davanti al comandante del campo, il quale gli comunica che prima dovrà fare una prova: se non la supera sarà eliminato. Valletti, sfinito, magrissimo, con gli zoccoli e la divisa a righe, non si fa intimorire, tenta il tutto per tutto. Sfamato col minimo necessario, viene portato sul campo di calcio dove, a piedi nudi, riesce a superare la prova.

Dopo quella prima volta, Nando gioca ancora come riserva della squadra delle SS e si fa valere. Viene trasferito a lavorare in cucina e questo gli permette di aiutare i quattro compagni dell’Alfa rimasti in vita. Nasconde gli avanzi della mensa e riesce a rimetterli un poco in forze. Tra loro quello che sta peggio è Romanoni, non si muove quasi più, ma Nando gli promette che lo riporterà a casa...

Quando, dopo qualche tempo, arrivano gli americani, Nando carica l'amico su una carrozzina da bambino e lo spinge fuori dal recinto del campo per fargli assaporare la libertà. A loro si uniscono anche Vignolle, Crippa e Nespoli, e tutti, nell'erba, si abbracciano. I cinque rientrano a Milano nell'agosto del 1945 dopo essere stati curati dagli americani e finalmente Valletti può conoscere e abbracciare per la prima volta la figlia nata durante la sua assenza.
Nando non racconterà mai le sue terribili sofferenze alla famiglia, ma la domenica mattina andrà, con la sua piccola Manuela per mano, a trovare quegli stessi amici.

Divenuto dirigente dell'Alfa Romeo e presidente del gruppo Anziani, riceve l'Ambrogino d'oro dal Sindaco di Milano Aniasi e il diploma di Maestro del Lavoro dal Presidente della Repubblica. Muore il 23 luglio del 2007, dopo una vita operosa e piena di soddisfazioni.
Nell'ultimo periodo della sua esistenza si dedica a diffondere la memoria dell'Olocausto nelle scuole superiori senza mai spendere una parola di odio nei confronti dei suoi carnefici.

Manuela Valletti Ghezzi

Gariwo ringrazia la sig.ra Manuela Valletti Ghezzi per il prezioso materiale fornito alla redazione.

La storia di Ferdinando Valletti è stata segnalata in anteprima nel Best of di Gariwo, la pubblicazione quadrimestrale per coloro che aderiscono con una donazione alla campagna Amico di Gariwo, amico dei Giusti".

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google.

Ferdinando Valletti

il calciatore che salvò i compagni di prigionia e il pittore Aldo Carpi

Storie segnalate

di Giusti nella Shoah

Sono numerose le storie di salvataggio degli ebrei contro la furia nazista durante la seconda guerra mondiale, ancora poco note o addirittura rimaste sconosciute. In questa sezione sono raccolte le segnalazioni e le testimonianze inviate al Comitato per la Foresta dei Giusti o pervenute al sito, di chi vuol far conoscere un episodio finora sconosciuto o poco considerato, di salvataggio, di aiuto, di solidarietà e di umanità, nei tempi bui delle persecuzioni e dell'odio.
Per alcune vicende è stata chiesta l'assegnazione del titolo di "Giusto tra le Nazioni" alla Commissione dei Giusti di Gerusalemme, presso la quale viene incardinata l'istruttoria.

Giusti riconosciuti

Giusti tra le Nazioni

già riconosciuti da Yad Vashem