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Giancarlo Puecher 1923 - 1943

Una vita per la patria a difesa degli oppressi

Storia segnalata da Giuseppe Deiana

Giancarlo Puecher, nato a Milano nel 1923, a causa dei bombardamenti angloamericani sulla città - che hanno colpito anche la sua casa nella centrale via Broletto - è stato costretto a sfollare con la famiglia nella villa di Lambrugo in Brianza, pur senza perdere i contatti con la metropoli. Immediatamente dopo l’armistizio dell’8 settembre ha costituito la prima formazione partigiana della Brianza nota come gruppo autonomo di Ponte Lambro, coinvolgendo una decina di amici, tra cui il “prete resistente” parroco di Ponte Lambro don Giovanni Strada e l’alpino Franco Fucci, reduce dalla Grecia.

L’opzione ribellistica del ventenne Giancarlo Puecher non ha avuto motivazioni ideologico-politiche, ma piuttosto convinzioni etico-civili, maturate nell’educazione familiare e nella frequenza di alcune spiccate figure di antifascisti, con particolare riferimento all’avvocato Luigi Meda e al frate servita David Maria Turoldo. La dedizione totale alla causa del patriottismo e della liberazione dal nazifascismo è ben espressa nel “testamento morale” del 13 settembre 1943, scritto all’atto della formazione del gruppo di Ponte Lambro: con esso il giovane, interrompendo gli studi universitari di giurisprudenza, ha sancito anche formalmente la decisione di votarsi alla lotta contro l’oppressione fascista e l’occupazione nazista nella prospettiva di un necessario rinnovamento etico e politico. “Tutto ciò che feci lo feci per il bene patrio. Dulce e decorum est pro patria mori”. 

Nei due mesi di militanza partigiana il tipo di lotta patriottica scelto da Puecher rientra in quella che è stata definita dagli storici come Resistenza disarmata o civile, portata avanti, cioè, senza ricorrere alle armi, alla violenza e lotta armata e alla clandestinità come nel caso dei partigiani di montagna o dei Gap di città. Una battaglia, cioè, rivolta alla realizzazione di alcuni obiettivi fondamentali: la protezione dei militari “sbandati”, l’aiuto ai prigionieri alleati e ai perseguitati attraverso il rifornimento di viveri e vestiario e l’appoggio al loro passaggio in Svizzera, l’approvvigionamento di armi e carburante, il sabotaggio delle strutture di comunicazione e fortificazione controllate dai tedeschi e fascisti, le azioni di propaganda contro il potere fascista e nazista, compresi i collaborazionisti, senza ricorrere all’eliminazione fisica come nel caso delle azioni realizzate dai Gap.

Tuttavia, l’uccisione da parte di un gappista di due piccoli esponenti del fascismo erbese ha determinato le circostanze del ferimento di Fucci e dell’arresto di Puecher. Come atto di rappresaglia il capo della Provincia di Como, Franco Scassellati, ha imposto la costituzione a Erba di un improvvisato tribunale militare straordinario per giustificare, come ritorsione, la fucilazione di un gruppo di oppositori detenuti in carcere. L’unico condannato e messo a morte è stato proprio Giancarlo Puecher, per la forza della sua personalità. Il difensore d’ufficio, l’avvocato Beltramini, nonostante il forte impegno, non è riuscito a salvarlo per la ossessiva volontà omicida nei confronti del giovane da parte dello Scassellati e dell’esecutore dei suoi ordini, il presidente del tribunale militare Biagio Sallusti. In questo modo la morte di Puecher ha però risparmiato quella dei compagni, che sono stati condannati solo a pene detentive. 

Ad aggravare questa drammatica conclusione è seguito, a distanza di pochi mesi, l’arresto del padre di Giancarlo, il notaio liberale Giorgio Puecher che, dopo la durissima detenzione nel carcere milanese di San Vittore, è stato deportato prima nel campo di smistamento di Fossoli e poi nel lager di Mauthausen, dove è morto di stenti il 7 maggio 1945. Egli resta nella memoria della deportazione come un esempio di chi ha impersonificato la dimensione morale della Resistenza, senza tuttavia riuscire a salvare la propria vita sottraendola alla logica della disumanizzazione e distruzione della persona determinata dal sistema concentrazionario.

Nell’immediato dopoguerra è stata riconosciuta a Giancarlo Puecher la giustizia postuma come riabilitazione giuridica e civile, con la condanna dei responsabili della sua fucilazione, l’assegnazione della medaglia d’oro alla memoria e l’attribuzione della laurea “honoris causa” da parte della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano. È stato un riconoscimento di grande valore nei confronti di un giovane che, con un impegno disinteressato, ha dato l’esempio in nome di principi superiori: ha aiutato e garantito la sopravvivenza di molti perseguitati e ha contribuito ad accelerare la fine del sistema nazifascista italiano, nel quadro di quello europeo.

Gariwo ringrazia Giuseppe Deiana per il prezioso materiale fornito alla redazione

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