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Giuseppe Grandi 1886

Il custode di Lanzo d'Intelvi

Giuseppe Grandi - foto concessa da Jean Blanchaert

Giuseppe Grandi - foto concessa da Jean Blanchaert

Storia segnalata da Jean Blanchaert - Milano 28 gennaio 2013

Giuseppe Grandi, nato a Scaria, frazione di Lanzo d’Intelvi, in provincia di Como, il 23 agosto 1886, fu una delle vittime del campo di concentramento e di eliminazione di Buchenwald, in Germania. Morì il 9 aprile 1945, sedici giorni prima del famoso 25 aprile 1945, giorno della liberazione in Italia. Un anno dopo, la famiglia ricevette 400 lire come indennizzo, con la strana precisazione che al momento del decesso il defunto pesava 36 chili.

Giuseppe Grandi era custode e uomo di fiducia della famiglia ebrea dei Reinach, che aveva una villa a Lanzo d’Intelvi, e si ritrovò coinvolto nelle terribili conseguenze delle leggi razziali non meno dei suoi datori di lavoro.

Lanzo d’Intelvi era allora una delle località di villeggiatura preferite dalla borghesia milanese, anche quella ebraica. Di quest’ultima si possono ricordare i Camerini, i Vigevani, i Goldschmidt, i Milla, gli Aboaf, i De Bendetti, i Segre e gli stessi Reinach, la cui grande casa accogliente aveva reso familiare a molti la figura del custode Giuseppe.

Grandi si rese subito disponibile ad aiutare i suoi padroni, con la massima spontaneità e senza volere nulla in cambio. Dapprima condusse in Svizzera Marcello Segre con la moglie Ninì Reinach e la figlia Luciana, poi fu la volta di Carla Reinach con le figlie Silvia e Vanna Rota. La fuga era, per così dire, meno impossibile, perché il giardino dei Reinach è diviso dalla Svizzera soltanto da un grande prato, il Pian d’Orano, facilmente attraversabile. Da lì inizia la discesa che, grazie a un ripido sentiero tutt’ora esistente, conduce alla dogana svizzera. Qui, i Reinach avevano un lasciapassare, cioè il nome Caversazio, amministratore per la Svizzera del loro stabilimento Oleoblitz di Milano.

Il trasferimento avveniva di notte, nel buio più assoluto: senza di lui l’impresa sarebbe stata impossibile, perché era indispensabile conoscere a memoria il bosco e le sue insidie. Giuseppe Grandi aiutò anche altri ebrei, amici dei Reinach, a passare il confine e non volle mai essere remunerato.

Purtroppo, quando stava aspettando Ernesto Reinach con la figlia Etta, il marito Ugo De Benedetti e il figlio Piero di undici anni, una delazione li fece arrestare sul lago di Como. Poco tempo dopo, anche Giuseppe Grandi fu denunciato e deportato in Germania, e non fece più ritorno.

Gariwo ringrazia Jean Blanchaert per i materiali forniti alla redazione

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