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Guido Ucelli di Nemi e Carla Tosi

coppia di imprenditori illuminati rischiarono tutto per nascondere degli ebrei

Guido Ucelli di Nemi e Carla Tosi

Guido Ucelli di Nemi e Carla Tosi foto fornita dalla famiglia Ucelli di Nemi

Storia segnalata dalla figlia Pia Ucelli di Nemi Majno, Milano, 7 maggio 2014

Nel tragico periodo dell’occupazione tedesca in Italia Guido e Carla Ucelli di Nemi mantenevano contatti con numerosi amici ebrei e coi i partigiani delle Fiamme Verdi del bergamasco. In questo gruppo militava don Giovanni Barbareschi, amico e compagno di lotta di Gianfranco e Bona - figli della coppia e membri della resistenza. 

Guido, in qualità di capo dello stabilimento meccanico “Riva”, riuscì a eludere gli ordini degli occupanti di produrre pezzi per gli armamenti tedeschi prodigandosi in un’azione di sabotaggio in cui coinvolse tutti i suoi operai. Gli operai continuarono a essere occupati e non vennero prelevati per la deportazione in Germania. Nello stesso periodo Carla nell’ospedale “Ca Granda” assisteva i feriti di guerra. 

Dal 1943 al ’45 Guido e Carla offrirono ospitalità nella loro casa al mare ai coniugi Renzo e Antonietta Anan - sotto falso nome, in quanto erano ebrei.

Guido e Carla vennero arrestati il 14 luglio 1944. Il loro arresto fu preceduto e causato da un drammatico episodio. A Ponte Tresa, sul confine svizzero, erano stati arrestati catturati a piccoli gruppi 65 fuggitivi ebrei e dissidenti politici. Queste persone erano state “vendute” dai passatori a cui si erano affidate per l’espatrio. Condotti nel carcere di Como, agli arrestati vennero estorte confessioni che permisero di individuare le organizzazioni, i conventi e i privati cittadini che li avevano aiutati a espatriare clandestinamente in Svizzera. Fra coloro che avevano fornito aiuto per l’espatrio c’erano anche Guido e Carla.

I coniugi Ucelli furono arrestati e portati a S, Vittore per aver dato aiuto a una coppia di ebrei, Gino Minerbi e sua moglie Bianca Ravenna. Gino morì il giorno stesso dell’arresto per le percosse subite e Bianca partì dal binario 21 della stazione centrale di Milano per Auschwitz, dove fu uccisa il giorno stesso dell’arrivo.

Durante gli interrogatori a S. Vittore il maresciallo Koch dichiarò a Carla che il suo misfatto più grave era di essere a conoscenza di persone ebree e di non averle denunciate - e non l'aiuto fornito loro per l'espatrio. Meritava quindi di essere deportata in Germania. Carla rimase per un mese nel carcere di S. Vittore. Il 15 agosto 1944 venne deportata nel lager di Gries presso Bolzano.

Carla viene più volte citata nel libro Nei lager vinse la bontà del padre cappuccino Gian Antonio Agosti. Il padre l’aveva vista nella cappella delle suore a S. Vittore e successivamente incontrata a Bolzano, dove anche lui era prigioniero politico, e dove lei stessa cuciva il triangolo rosso sulle giubbe dei detenuti politici - che incitava a sperare e a resistere. Padre Gian Antonio, a cui Carla cucì il triangolo rosso, la ricorda così. “…era quasi un significato eroico e romantico, ricordando il tempo delle crociate, quando le dame attaccavano sul petto dei cavalieri la croce, animandoli ad essere valorosi e augurando loro la vittoria”.

Grazie ad una felice intuizione, Carla si offrì di andare a lavorare a Merano come operaia in un magazzino di merci tedesche. Da lì fu miracolosamente liberata il 24 settembre del ’44 per l’opera infaticabile del marito e dei familiari, che usarono ogni conoscenza, tentarono ogni mezzo, percorsero ogni via pur di salvarla dalla deportazione in Germania. Nel 1962 il Comune di Milano le conferì l’ambrogino d’oro.

Guido fu per tutta la vita un’anima sola con Carla e condivise con lei ogni sua scelta. Nella prima settimana di segregazione cellulare nel V raggio di S. Vittore Guido subì violente percosse con lo staffile da parte del sergente Franz, sovrintendente dei detenuti politici. Costui appariva all’improvviso con un enorme cane lupo e si scatenava senza motivo. Chi vide Guido dopo questo pestaggio raccontò che non credeva potesse sopravvivere.

Guido fu poi trasferito ai reparti di lavoro in carcere. In un primo momento fu utilizzato come “scopino”, successivamente come aiuto infermiere e così riuscì a rivedere Carla per pochi minuti con molti rischi.

Guido fu liberato il 3 agosto del ’44 per merito del CLN grazie allo scambio con un importante personaggio tedesco in mano ai partigiani.

Quando finalmente si ritrovarono liberi, ripresero tutti e due le loro attività. Non rinunciando mai a protestare contro la violenza e l’arbitrio dei responsabili della guerra, lottando sempre per un patriottismo sincero, fattivo, dignitoso, senza fanatismo, ma con grande nobiltà di spirito.

Gariwo ringrazia la sig.ra Pia Ucelli di Nemi Majno per il prezioso materiale fornito alla redazione.

Il 14 marzo 2019 sono stati inseriti nel Giardino Virtuale del Monte Stella con questa motivazione: Imprenditori milanesi, celarono numerosi ebrei organizzandone l’espatrio in Svizzera. Per tali coraggiosi gesti furono imprigionati dalle SS nel carcere di San Vittore dove subirono violentissimi interrogatori e successivamente incarcerati in luoghi differenti. Tornati liberi ripresero le loro attività non rinunciando ad opporsi alla violenza ed all’arbitrio nazista.

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