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Le scolare di Rorschach

la coraggiosa denuncia contro l'indifferenza del Governo Svizzero

Le scolare di Rorschach - una cittadina del Cantone Sangallo lungo il confine con la Germania - sono le autrici della coraggiosa lettera di protesta inviata ai Consiglieri Federali del Governo Svizzero il 7 settembre 1942, riguardo il respingimento alle frontiere dei profughi ebrei. 

Si trattò di una semplice quanto dirompente denuncia umana contro una condizione di chiusura imposta dal governo elvetico che, preoccupato di mettere a rischio la propria immagine di neutralità, bloccava alle frontiere quei miseri esseri infreddoliti e tremanti - così come le quattordicenni definirono nella loro epistola gli ebrei respinti.

Le ventidue ragazze firmatarie supplicarono il governo di accogliere i profughi ebrei, invitandolo a farsi guidare dalla volontà di Dio prima che da quella degli uomini. Il mancato soccorso era la conseguenza di una malintesa “neutralità di pensiero, dietro cui si trinceravano non solo la Svizzera ma anche altri paesi europei, in una discutibile strategia di autodifesa.

Le ragazze di Rorschach non furono né inconsapevoli né indifferenti bensì si dichiararono profondamente indignate di fronte al tradimento dell’ultima speranza che quegli esseri umani avevano per potersi salvare. Per loro non era accettabile che la misericordiosa Svizzera mettesse sé stessa e i suoi rapporti con la Germania davanti al diritto alla vita di migliaia di persone innocenti che venivano mandati incontro a morte certa. Così queste scolare lanciarono una protesta che, ancora più forte proprio perché scritta da adolescenti, rimase una pietra miliare nell’opposizione alla persecuzione, rappresentando il salvataggio morale di un’intera nazione. 

La lettera non passò inosservata ma fu considerata molto negativamente dal governo svizzero, che reagì duramente: l’insegnante, più volte interrogato, venne accusato di essere stato l’ideatore della lettera (fatto in seguito smentito) ed in risposta venne abbozzata dai Consiglieri una lunga missiva in difesa del proprio operato. Tuttavia, dopo una serie di revisioni, il governo decise di non renderla pubblica e di non procedere contro le scolare, temendo un effetto boomerang, poiché la loro protesta si appellava allo spirito della Nazione.

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