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Suor Enrichetta Alfieri 1891 - 1951

L' angelo di San Vittore

Storia segnalata da Suor Wandamaria Clerici e Suor Maria Guglielma Saibene, Gorgonzola, 4 luglio 2012

“Ha saputo mettersi in ascolto di una umanità sofferente, ferita, ribelle, con dolcezza, con pazienza e con una carità inventiva. Il suo sorriso e la sua capacità di vedere con il cuore, hanno portato i detenuti e quanti l’hanno conosciuta a chiamarla ‘Mamma di San Vittore’ e ‘Angelo della Bontà’”.

Così Carlo Maria Martini parlava di Suor Enrichetta Alfieri, al secolo Maria Angela Domenica.

Nata a Borgo Vercelli il 23 febbraio 1891, Suor Enrichetta entra tra le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret nel 1911, nel Monastero Santa Margherita di Vercelli. Da subito dimostra una grande attenzione per i bambini e dà prova di una forte dedizione per i più bisognosi. In questo periodo soffre di una malattia rara, il morbo di Pott, che causa forti dolori e la costringe all’immobilità. Nel 1923, dopo un pellegrinaggio a Lourdes, guarisce miracolosamente. La notizia si diffonde in tutto il vercellese: la gente vuole vederla, è incuriosita dalla giovane e dalla sua improvvisa guarigione. Enrichetta viene quindi sottratta alla pressione dell’opinione pubblica e trasferita a Milano. Qui viene destinata a un nuovo servizio, presso il carcere di San Vittore, dove la superiora è una sua zia, Suor Elena Compagnone. Durante la guerra, Suor Elena assume un incarico lontano da Milano ed Enrichetta prende il suo posto. La giovane inizia il suo percorso avvicinandosi alle detenute, pensando a loro non come colpevoli, ma come esseri umani bisognosi di aiuto e redenzione. Si preoccupa di rendere meno dolorose le condizioni di vita nel carcere, e adibisce alcune aree di San Vittore a struttura di accoglienza per le detenute con figli, creando laboratori, nidi e scuole per i bambini.

L’arresto di Mussolini il 25 luglio 1943 sconvolge l’Italia intera. I detenuti politici di San Vittore chiedono la liberazione e organizzano una rivolta, mentre la città è scossa dai bombardamenti. Dopo l’8 settembre, i nazisti occupano militarmente l’Italia centro-settentrionale, e anche San Vittore passa sotto il comando tedesco. Interrogatori, torture fisiche e morali sono all’ordine del giorno nel carcere da cui convogli carichi di ebrei e partigiani partono per i campi di sterminio. Le suore, trasferite a Brescia alla fine del 1943 a causa dei bombardamenti, fanno ritorno a San Vittore il 14 febbraio 1944 su richiesta del Comando Tedesco.

Senza esitazioni, Suor Enrichetta continua ad assistere e proteggere coloro che le chiedono aiuto. La sua indole così pura non lascia indifferenti neppure i nazisti. In un suo appunto troviamo un esplicito riferimento alla mediazione con il famigerato Caporale Franz per la salvezza di una detenuta ebrea: “Episodio: deportata G. (Germania, ndr) e trattenuta della ebrea partoriente con altro bambino di 5 anni. Infermeria Sezione Femminile. Scarcerazione (miracolo) per favore chiesto da me a Franz […] La radio continua da più giorni le relazioni sulla scoperta di campi di concentramento in Germania. Cose inaudite; i termini pure forti di esecrazione sono inesprimibili quelle inumane scelleraggini compiute con ferocia diabolica dai nazisti, collaborazionisti, fascisti, ecc. verso le povere vittime. Cose che fanno gelare il sangue”. Alcuni testimoni racconteranno della forza e della fermezza usate in questa occasione da Enrichetta per scuotere Franz: “Se anche lei tiene una moglie e un bambino... ebbene pensi a queste creature che non hanno niente di diverso da loro. E faccia qualcosa per salvarle”.

L’impegno di Suor Enrichetta Alfieri tra i detenuti si distingue soprattutto nel periodo della Resistenza. Seguendo il suo esempio le suore di San Vittore compiono una precisa scelta di campo. Quando escono dal carcere per recarsi in chiesa o per fare spese incontrano membri del CLNAI per recapitare biglietti o consegnare generi di conforto. Membro della Resistenza e staffetta partigiana, Suor Enrichetta spesso nasconde nel suo abito lettere e messaggi per i detenuti. Per questa attività viene accusata di spionaggio e arrestata il 23 settembre 1944. È detenuta in una cella di rigore del carcere, con la condanna alla fucilazione o all’internamento in un campo di concentramento in Germania. Lei stessa scrive nelle sue memorie: “Al momento non vidi altro che un buco più buio del sotterraneo. Buio tanto da non distinguere ove fossi […] Io che da ventun anni ero al carcere, non avevo mai saputo dell’esistenza di simili tane, il cui uso, probabilmente, era venuto in vigore solo in quest’ultimo periodo di crudeltà inconcepibili”.

Grazie all’interessamento dell’arcivescovo di Milano, il Cardinale Ildefonso Schuster, la pena viene commutata. La scarcerazione è ordinata dal Duce su domanda della Medaglia d’Oro al valore militare Carlo Borsani, amico personale dello stesso Mussolini e futuro Presidente dei Mutilati di Guerra. Suor Enrichetta viene quindi liberata e avviata al campo di internamento dell’Istituto Palazzolo di Grumello al Monte. A guerra finita, e più precisamente l’8 maggio 1945, alcuni membri della Resistenza la riaccompagnano a San Vittore, dove continuerà la sua opera di carità sino alla morte. Nel novembre 1951 si ammala di epatite, e l’aggravarsi delle sue condizioni di salute la porta a spegnersi in pochi giorni.

Negli anni successivi vengono assegnati alla sua memoria riconoscimenti civili e religiosi. Nel 1955 l’Unione delle Comunità Israelitiche italiane le conferisce un attestato alla memoria, che riporta: “Non rappresenta che il ricordo perenne della riconoscenza degli ebrei d’Italia per chi ha fatto loro del bene”.

Nel 1985 il Cardinale Carlo Maria Martini le assegna alla memoria la medaglia d’oro con attestato di riconoscenza della Chiesa di Milano, in occasione del 40° della Resistenza “per l’opera svolta negli anni della Guerra di Liberazione attuando quella ‘ribellione per amore’ che riscattò l’uomo da menzogna, viltà e paura”. Nel 1991 il Comune di Milano le conferisce alla memoria la medaglia d’oro di benemerenza civica, onorificenza nota come “Ambrogino” in onore di Sant’Ambrogio, patrono della città.

Il cammino di beatificazione inizia nel 1995 e l’anno successivo, subito dopo la chiusura del processo diocesano di canonizzazione, vengono pubblicate le testimonianze dei tanti che l’avevano conosciuta. “Suor Enrichetta era effettivamente un personaggio incredibile - ha raccontato Mike Bongiorno, incarcerato a San Vittore nel 1943 perché oriundo americano - In carcere parlavano tutti di quest’angelo, che nel reparto femminile aiutava le prigioniere e si faceva in quattro per alleviare ogni pena. […] Ella rappresenta un poco la storia di tutti quelli che hanno sofferto in San Vittore durante quegli anni terribili. Chi lavorava dentro era un eroe”.
Anche Indro Montanelli, arrestato con la moglie per l’attività giornalistica, ha scritto: “Tutti noi ricevevamo, grazie alla sua regia, bigliettini e informazioni. Ancora oggi il ricordo di Suor Enrichetta e della sua veste frusciante suscita in me la devota ammirazione che si deve ai santi, o agli eroi. In questo caso, a entrambi”.
Il 2 aprile 2011, l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi dichiara ufficialmente la beatificazione di Suor Enrichetta Alfieri. “La possiamo giustamente annoverare tra i santi della Chiesa ambrosiana – recita l’annuncio - perché per quasi trenta anni svolse il suo ministero di carità nel Carcere di San Vittore a Milano. […] Dopo la Liberazione, furono gli stessi carcerati a chiedere il suo ritorno, poiché la consideravano il loro ‘angelo’”.

Gariwo ringrazia Suor Wandamaria Clerici per il prezioso materiale fornito alla redazione.

Bibliografia

- Apeciti Ennio, Vedere con il cuore. Suor Enrichetta Alfieri, Suora della Carità, “Angelo” e “Mamma” di San Vittore, ITL, Centro Ambrosiano, Milano, 2006.
- Apeciti Ennio, Veramente e sempre Suora della Carità. Beata Enrichetta Alfieri, ITL, Centro Ambrosiano, Milano 2011.
-Damosso Paolo, E lei, invece, sorride, San Paolo Edizioni, Milano, 2011.
- Pronzato Alessandro, Una suora all’inferno, Profilo della “mamma di San Vittore”. Suor Enrichetta Alfieri delle suore di carità di S. Giovanna Antida Thouret, Piero Gribaudi, Torino, 1986.
-Saibene Sr. M. Guglielma, Clerici Sr. Wandamaria (a cura di), Memorie. Elle Di Ci, Torino, 2002.
-Stevan Sergio, Suor Enrichetta Alfieri. La Mamma di San Vittore, Editrice Velar, Gorle, Bergamo, 2010.

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