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Coraggio civile

Un Viale dei Giusti alla Farnesina

Il Comune di Roma si è pronunciato positivamente per dedicare “Viale del Ministero degli Esteri” ai Giusti della diplomazia. È infatti in corso l’iter per modificare il nome del viale in “Viale dei Giusti della Farnesina”. Un impegno importante, condiviso da Gariwo, Comune di Roma e Ministero degli Esteri, per ricordare quei diplomatici italiani che nella loro attività si sono distinti in atti di umanità durante le crisi internazionali, i genocidi e quelle situazioni estreme in cui i diritti umani fondamentali sono stati messi in discussione.


Rassegna stampa | Il "Viale dei Giusti della Farnesina”

L’annuncio, da parte di Gariwo, del via libera dato dal Comune di Roma all’iter per dedicare il “Viale del Ministero degli Esteri” ai

Giusti della diplomazia, è stato ripreso nei lanci delle agenzie AgenSIR e Agenzia Nova e negli articoli di Moked e Redattore Sociale.


Una Rete contro i discorsi d'odio

È nata la “Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d’odio”. Il progetto – annunciato da una conferenza stampa lo scorso 14 luglio - riunisce un ampio ventaglio di rilevanti realtà (Ong, atenei, centri, osservatori) che da diverso tempo si occupano di mappare e combattere i discorsi e i fenomeni di odio.


Margaret Chase Smith, senatrice USA, difese la libertà di parola

Senatrice e prima donna eletta sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato degli Stati Uniti, nel 1950 difese la libertà di parola e opinione degli americani e si oppose alla spietata caccia alle streghe lanciata dal senatore McCarthy per combattere il comunismo.


Dobbiamo cancellare Aristotele?

Non pretendo che la possibilità di un disaccordo amichevole con Aristotele offra una guida diretta su come migliorare i nostri ben più difficili disaccordi con i nostri contemporanei, ma penso che considerare il caso di Aristotele riveli qualcosa su quale sarebbe l’obiettivo di tali miglioramenti. Quello che vogliamo, quando vogliamo la libertà di parola, è la libertà di parlare letteralmente.


Sulla cancel culture. Dopo la lettera di Harper’s

Non serve al dibattito internazionale una guerra alle parole e alle opinioni diverse, né una dittatura dei social media, ma non è in questa sfera che rientra l’attenzione ai discorsi d’odio e razzisti. Tutti coloro che diffondono informazione non posso prescindere dalla responsabilità che hanno rispetto al potenzialmente infinito pubblico che raggiungono.