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Coraggio civile

Il primo videomessaggio di Aung San Suu Kyi

Pubblicato in esclusiva da Foreign Policy il primo appello video di Aung San Suu Kyi alle nuove generazioni. L'attivista birmana si è soffermata sull'uso delle nuove tecnologie, che rendono più facile "imparare dai nuovi pensatori, dai giovani, dalla gente che mentre io ero reclusa ha potuto vedere cosa accadeva nel mondo".


Dacia Maraini racconta Arna Mer

La scrittrice sulle pagine del Corriere della Sera presenta la storia di una donna che attraverso il teatro e la scuola ha lavorato per il dialogo tra palestinesi e israeliani. 



"Così porterò avanti la mia rivoluzione gentile"

Aung San Suu Kyi, Premio Nobel e leader del partito d'opposizione birmano vuole lavorare per un cambiamento pacifico: "Non voglio che nessuno si faccia male, per nessuna ragione al mondo. È stato versato troppo sangue. Quello che desideriamo è la democrazia e il rispetto dei diritti umani" ha dichiarato la leader, che ha potuto riabbracciare il figlio dopo dieci anni.


È costretta a chiudere l'associazione di Hu Jia

Il gruppo "Beijing Loving Source" è stato fondato dall'attivista che sta scontando 3 anni e mezzo di carcere. Sua moglie Zen Jinyan annuncia la chiusura spiegando che Pechino ha avviato un'indagine fiscale nei confronti dell'associazione.


"Dobbiamo lavorare per la riconciliazione"

Dopo 7 anni di arresti domiciliari è stata liberata la leader del partito d'opposizione birmano e Premio Nobel per la Pace. Nel suo primo comizio un invito a "lavorare insieme".


Nobel per la Pace: libertà per Xiaobo e Suu Kyi

Undicesimo summit mondiale sul tema "Un mondo senza armi nucleari". I partecipanti chiedono di liberare due vincitori del prestigioso riconoscimento: il dissidente cinese Liu Xiaobo e la leader birmana Aung San Suu Kyi, entrambi agli arresti.


Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

Il libro

I narcos mi vogliono morto

Alejandro Solalinde e Lucia Capuzzi

Multimedia

Ai Weiwei: le battaglie necessarie

Intervista all'artista Ai Weiwei di Danilo De Biasio

La storia

Sophie Scholl

la "rosa bianca" che sfidò il nazismo