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Altiero Spinelli (1907 - 1986)

incarcerato dal regime fascista, fu autore del Manifesto di Ventotene, per un’Europa libera e unita

Milano, 3 giugno 1927. La polizia fascista fa irruzione in un bar del centro e arresta un giovane che non ha ancora compiuto vent’anni. È “un elemento pericolosissimo”, che “ha sempre esercitato deleteria attività sovversiva, tanto fra gli operai quanto fra gli studenti”. A definirlo così è il Tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato, che qualche giorno più tardi lo condanna a 16 anni e 8 mesi di reclusione. Quel giovane si chiama Altero Spinelli, proviene da una famiglia piccolo borghese originaria del Meridione e ha interrotto da poco gli studi universitari di giurisprudenza per diventare un “rivoluzionario professionale”. Si era avvicinato all’attivismo politico, tre anni prima, appena diciassettenne, per reazione all’omicidio di Giacomo Matteotti, aderendo alla Federazione giovanile del partito comunista. Da quando il fascismo ha emanato i provvedimenti “a difesa dello Stato” tutti i partiti, le associazioni e le organizzazioni che “esplicano azione contraria al regime” - ovvero tutti a parte il PNF - sono stati relegati nella clandestinità e i suoi attivisti sono sistematicamente perseguitati, incarcerati o uccisi. Quando viene arrestato, Spinelli si trova a Milano su incarico del partito comunista per seguire le organizzazioni giovanili del nord Italia. Trascorrerà quasi un decennio nelle carceri di Lucca, Viterbo e Civitavecchia, un periodo durante il quale avrà il tempo di approfondire gli studi filosofici, politici ed economici, oltre ad apprendere lo spagnolo e il russo. In quegli stessi anni matura poco a poco un profondo dissenso nei confronti di Stalin e del comunismo sovietico. È uno dei pochi militanti del partito che denunciano apertamente i metodi violenti del dittatore sovietico e ne confutano la struttura ideologica. Anni dopo, nel suo libro autobiografico Come ho tentato di diventare saggio, spiegherà:

“[…] togliere la libertà di pensare, mentire con me stesso, rinunziare alla libertà del mio pensiero: non era però mai stato scritto nel patto fra l’anima mia e il comunismo, ed è contro questo scoglio che ha fatto naufragio la prima parte della mia vita”.

Per queste sue posizioni, che violano apertamente l’ortodossia comunista, nel 1937 viene espulso dal partito con l’accusa di “deviazione piccolo borghese”. Quello stesso anno doveva essere liberato in seguito a una serie di amnistie ma i tribunali fascisti continuano a considerarlo uno dei leader del partito comunista e lo condannano al confino per altri cinque anni. Viene inviato prima nell’isola di Ponza e poi in quella di Ventotene. Relegandolo in quel carcere a cielo aperto il regime si illude di poterlo mettere a tacere. Di neutralizzare una volta per tutte il suo acume e il attivismo politico. Invece Altiero Spinelli legherà per sempre il suo nome a quella piccola isola tirrenica con un progetto destinato a cambiare la storia politica dell’Europa. Proprio a Ventotene incontra Ernesto Rossi ed Ernesto Colorni, insieme ai quali elabora una teoria secondo la quale soltanto la creazione di una federazione di stati europei avrebbe potuto evitare nuovi conflitti. Tra il 1941 e il 1942 dalle discussioni tra i tre uomini nasce il Manifesto per un’Europa libera e unita, meglio noto come Manifesto di Ventotene. È un documento rivoluzionario, che pone le basi politiche e ideologiche della futura unione tra stati europei e ancora oggi, a distanza di tanto tempo, è considerato il più importante testo europeistico della Resistenza. In esso si afferma che un’eventuale vittoria sulle potenze fasciste sarebbe stata inutile se fosse stata seguita dalla restaurazione del vecchio sistema europeo di Stati-nazione. Solo la nascita di una federazione europea sovranazionale di Stati avrebbe potuto impedire nuovi conflitti in Europa.

Nell’estate del 1943, subito dopo la caduta di Mussolini, Spinelli viene finalmente liberato dal confino e diventa uno dei dirigenti del partito d’Azione. Torna a Roma e, prima di rifugiarsi in Svizzera, si sposta a Milano. Alla fine di agosto si ritrova nella casa milanese di Mario Alberto Rollier insieme a Ernesto Rossi, Leone Ginzburg, Vittorio Foa, Manlio Rossi Doria e altri antifascisti. In quei giorni tragici, mentre le truppe naziste stanno per occupare l’Italia, in quella casa viene fondato il Movimento federalista europeo. Due anni dopo, a guerra appena conclusa, viene organizzata a Parigi la prima riunione internazionale del nuovo soggetto politico, alla quale partecipano intellettuali del calibro di Albert Camus e George Orwell. Spinelli non è solo il segretario del MFE ma diviene il principale animatore delle battaglie in favore dell'integrazione europea, in particolare per la costituzione della Comunità europea di difesa, un progetto che naufragherà nonostante l’impegno del Presidente del Consiglio italiano Alcide de Gasperi. Ma Spinelli non è intenzionato a darsi per vinto: nominato Commissario europeo all’industria, si batte per accrescere la consapevolezza della necessità di una sovranità industriale europea. Nel 1979, in occasione delle prime elezioni dirette del Parlamento europeo, viene eletto all’Assemblea di Strasburgo come indipendente nelle file del partito comunista. L’anno dopo, insieme ad altri deputati europei di orientamento federalista, fonda il “Club del Coccodrillo” (dal nome di un ristorante di Strasburgo che ospitò le loro prime riunioni), i cui membri propongono una mozione parlamentare finalizzata alla costituzione di un comitato speciale per redarre un nuovo trattato dell’Unione. A Bruxelles si consuma infine la sua ultima battaglia, che culmina con l’approvazione a larghissima maggioranza, il 14 febbraio 1984, del progetto di Trattato sull’Unione Europea, un embrione di costituzione sovranazionale basata sui principi federalisti. Un Trattato che - sebbene venga successivamente bocciato dal Consiglio d’Europa – è destinato a influenzare il lento processo di unificazione e consente all’Europa di rispondere in modo più efficace alle sfide poste dalla storia dopo a partire dal 1989. Altiero Spinelli non riuscirà a vedere la caduta del comunismo e la nascita di un’Europa libera dalla Cortina di ferro. Muore tre anni prima, il 23 maggio 1986, dopo essere stato rieletto di nuovo a Bruxelles. Ma da autentico rivoluzionario era stato capace di precorrere i tempi e in mezzo alle rovine della Seconda guerra mondiale aveva gettato le basi di una nuova era caratterizzata dall’unione degli uomini al di sopra delle frontiere nazionali.

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