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Daphne Caruana Galizia

la reporter maltese che ha risvegliato le coscienze

Daphne Caruana Galizia

Daphne Caruana Galizia Reuters

Sebbene una parte della popolazione la veda ancora come un'isola da sogno, il settore politico e quello finanziario di Malta sono stati toccati da molti scandali di corruzione e di evasione fiscale

Scandali che in alcuni casi hanno assunto proporzioni internazionali, secondo quanto la giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia denunciava sui principali giornali maltesi e sul suo blog The Running Commentary. La reporter era una convinta oppositrice del governo maltese, e aveva chiamato in causa diversi esponenti politici di primo piano in merito ad alcuni affari loschi attinenti ai Panama Papers e ai conti dell'autocrate azero Ilham Alyev.  

Caruana Galizia, che secondo il Times era destinata a scuotere l'Europa con le sue inchieste - e che invece sembra averlo fatto con la sua tragica morte -, nei suoi articoli parlava di un fenomeno tipico della globalizzazione, quello che lei chiamava "la creazione di due Malte". Da un lato, una minoranza istruita che leggeva i suoi articoli ogni giorno, sempre informata, documentata e contraria al fatto che l'altra metà si fosse "convertita alla religione dell'avidità", aprendo le porte dell'isola a coloro che riciclavano il denaro sporco.

Dall'altra parte una "maggioranza silenziosa" che si scandalizzava invece per le sue denunce, per "una certa stampa", che teneva, e tiene tuttora, al "buon nome" di Malta.  

Questa frattura è più che mai pronunciata oggi nel Paese, segnala tra gli altri un articolo di Manuel Delia su L'Espresso. Daphne Caruana Galizia ne ha fatto le spese collocandosi proprio sulla faglia che divide la società maltese. Dopo mille querele, a cui hanno fatto seguito minacce, tentativi di diffamazione e pedinamenti, la sua Peugeot è stata fatta saltare con l'esplosivo, proprio come in un agguato di mafia.

A meno che non si continui a tenere accesi i riflettori sulla storia di questa coraggiosa reporter che ha scosso le coscienze, ora è probabile che essa venga insabbiata a favore dell'immagine dell'isola - di tante isole e tanti luoghi del mondo - di bellezza da cartolina, meta di turisti raffinati.

Infatti, nonostante la pressione internazionale e alcuni impegni presi pubblicamente dal governo, come quello di trovare i responsabili se necessario anche grazie a una taglia, ci sono molti elementi che portano a pensare che non si voglia veramente indagare. La famiglia di Daphne Caruana Galizia ha denunciato la polizia maltese, perché l'incaricato delle indagini è un investigatore che pare sia imparentato con un Ministro.

Fortunatamente, ci sono anche iniziative come il Forum delle giornaliste di Bari dello scorso 22 novembre, che ha premiato proprio le colleghe della reporter maltese uccisa, lanciando l'hashtag #VeritàperDaphne e presentando in anteprima europea il libro Invicta. The life and work of Daphne. Per non dimenticare le reporter che, come un decennio fa Anna Politkovskaya, si dimostrano "non educabili", sempre coraggiose nel denunciare gli abusi di potere.

Carolina Figini, Redazione Gariwo

22 novembre 2017

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Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

La storia

Ricky Richard Anywar

ex bambino-soldato che salva i bambini dalle milizie