English version | Cerca nel sito:

I Giusti nella buona politica

opinione di Sante Maletta

Cosa avevano in comune Vaclav Havel, Jan Patočka e Aleksandr Solzenicyn? A questa domanda ha risposto Sante Maletta, docente di filosofia politica nell'Università della Calabria e autore del libro Il giusto della politica. Il soggetto dissidente e lo spazio pubblico (Mimesis 2012), in un'intervista a ilsussidiario, in cui ha ribadito il ruolo dei Giusti nella buona politica.

Il giusto è impotente per definizione perché non cerca di oppore un potere buono a un potere cattivo. La strategia del giusto non è rivoluzionaria e nemmeno riformistica (anche se non disdegna un impegno politico capace perlomeno di mitigare l’ingiustizia). Questa è la grande lezione dei dissidenti come Vaclav Havel, Jan Patočka, Aleksandr Solzenicyn. La questione da cui nasce il dissenso non è politica ma culturale, esistenziale. Come vivere da uomini qui e ora? [...] La loro "piattaforma" di cambiamento coincide con la creazione di legami sociali capaci di farsi carico di tale esigenza culturale ed esistenziale. Il loro "progetto" si realizza attraverso la creazione di realtà comunitarie che interagiscono con la logica sociale imperante (da cui nessuno può tirarsi miracolosamente fuori) confrontandosi e rilanciando desideri di autenticità, di verità nei rapporti e nelle scelte.


Agendo in tal senso, rivendicando bisogni che sono anche materiali, il Giusto si pone quindi in un atteggiamento realistico: la vita non è "altrove", ma "ora". Questo elemento distingue sostanzialmente il Giusto dal rivoluzionario, e mette in primo piano il "cuore" umano creando lo spazio per una possibile intesa o per la ricerca di una parola comune.

10 dicembre 2012

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

Il libro

I narcos mi vogliono morto

Alejandro Solalinde e Lucia Capuzzi

Multimedia

Piazza Tienanmen

il manifesto degli studenti

La storia

John Rabe

Il nazista che salvò i cinesi a Nanchino