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I nazisti contro i canti di Natale

e l'organista che provò a difenderli

Si chiamava Julio Goslar, suonava in una chiesa protestante di Colonia e si oppose ai nazisti. I fanatici della croce uncinata avevano dichiarato guerra alle canzoni natalizie, sostenendo che contenessero troppi riferimenti al mondo ebraico e termini stranieri. 

Parole come "alleluja" e "amen" vennero bandite del tutto o sostituite con espressioni "neutre" ma difficili da cantare, come "attraverso gli angeli la parola santa risuona forte da luogo a luogo". Nel 1932 l'esperto biblista Wilhelm Caspari era al lavoro per "degiudaizzare" oltre diecimila canti che avevano sempre allietato le Feste senza dare adito a scontri religiosi o a persecuzioni. 


Goslar prese posizione contro Caspari e riuscì perfino a pubblicare alcune tesi contro la sua opera. Per questo fu messo in congedo forzato. Nel 1936 riprovò a varcare la porta di una chiesa con il repertorio classico, di prima del nazismo, ma una parte del presbiterio si dimise in segno di protesta e molti nazisti fanatici minacciarono di irrompere nella chiesa se avesse osato cantare versi come "Sion ode cantare i custodi". 


Più tardi Goslar fu messo ai lavori forzati. Nel 1945, dopo un primo rifiuto del presbiterio, fu nuovamente riammesso nella chiesa di Colonia come organista e direttore del coro. Nel 1969 ha ricevuto la croce al merito del Presidente della Repubblica Federale Tedesca. 

19 dicembre 2012

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Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

Il libro

I narcos mi vogliono morto

Alejandro Solalinde e Lucia Capuzzi

La storia

Ahmad Batebi

studente perseguitato dal regime degli ayatollah