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L'Italia civile dei don

da don Milani a don Ciotti

Ogni martedì pomeriggio, dal 14 gennaio al 18 febbraio
Dalle 17.30 alle 19.30
Aula 10, Facoltà di Scienze Politiche Economiche e Sociali, via del Conservatorio 7 - Milano



L’Italia civile dei don: da don Milani a don Ciotti è un ciclo di lezioni, aperte alla cittadinanza e patrocinati dalle Acli e da Libera, che nasce dal lavoro realizzato all’Asinara la scorsa estate da una ventina di studenti e laureati dell’Università degli Studi di Milano impegnati sui temi della legalità e della criminalità organizzata.

C’è un filo culturale che accomuna figure come don Milani e padre Balducci, padre Turoldo e monsignor Bello, don Diana e padre Puglisi, don Gallo e don Ciotti?
Una stessa idea di giustizia, di legalità, di Costituzione che fa i conti con contesti storici e territoriali diversi, passando dall’elogio della disobbedienza alla difesa delle leggi e all’educazione alla legalità?


Da queste domande nasce l’idea di sei incontri per raccontare la vita e l’esperienza dei preti di frontiera, testimoni che, come ricorda Nando Dalla Chiesa, “hanno usato il Vangelo per migliorare la nostra democrazia. Legalità, giustizia sociale, Costituzione, diritti. Con voci e parole d’ordine diverse in funzione dei tempi. Ma avendo dentro la stessa spinta profetica: si trattasse dell’invito alla disobbedienza, fino a subire i processi nei tribunali; o della difesa rigorosa della legalità, fino a morirne”.

Le lezioni, in una originale esperienza formativa, saranno aperte dai neolaureati e dagli studenti che hanno organizzato l’iniziativa, chiamati a presentare gli ospiti e il senso di ogni incontro. I docenti della facoltà e i relatori invitati agli incontri discuteranno poi delle figure esemplari dei preti di frontiera, testimoni impegnati nella costruzione di una legalità “giusta”.

Nel box approfondimenti la locandina dell’iniziativa

14 gennaio 2014

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Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

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