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Le donne contro il regime di Lukashenko

in prima fila per diritti e libertà di scelta

Nina Bahinskaya strattonata dagli agenti

Nina Bahinskaya strattonata dagli agenti

Le immagini delle donne scese in piazza e per le strade a Minsk hanno fatto il giro del mondo, dando un volto femminile alle proteste pacifiche contro il regime di Lukashenko. Rischiando violenze e detenzione (alcune vengono anche minacciate di perdere la custodia dei figli minorenni, se presenti alla protesta), a centinaia hanno sfilato con le bandiere del proprio Paese, con i fiori e i nastri bianchi, chiedendo trasparenza e libertà da quella che è stata definita “l’ultima dittatura d’Europa”. Una forza, quella di queste donne sollevate di peso dai poliziotti antisommossa e arrestate, che ci riporta a grandi atti di coraggio della storia dall’immenso valore simbolico, le madri di Plaza de Mayo che in cerchio manifestavano per i loro figli e per tutti i figli del mondo, le donne di Rosenstrasse, che a Berlino salvarono 2000 ebrei dalla furia nazista sfidando apertamente Hitler.

In questo momento, in cui a livello globale si sente la mancanza di punti di riferimento morali, le donne bielorusse stanno dando un grande esempio di umanità nel senso più concreto del termine - la caratteristica di ognuno di essere persona umana e solidale prima di qualsiasi altra cosa - manifestando per la libertà di scegliere, per dimostrare che ognuno può fare la differenza di fronte alla tirannia, da solo e soprattutto insieme all’altro. Nessuno può ignorare il loro gesto, nemmeno un autocrate al potere da 26 anni che usa minacce e violenza, è sotto gli occhi di tutti e lancia un messaggio chiaro: contro l’oppressione ci sono le persone.

E tra di esse, ce n’è una in particolare che è diventata il simbolo del movimento, Nina Bahinskaya, 73 anni, attivista da una vita per “il bene del suo popolo”, come lei stessa dichiara. Ha sfilato orgogliosa con la bandiera bielorussa in mano - che poi le è stata strappata provocando una sua reazione come lei dice “non tanto da attivista” - più forte dei giganti con i passamontagna attorno a lei e vincendo la brutalità della polizia che sta reprimendo le proteste da più di un mese, dopo che Lukashenko ha rivendicato la vittoria delle presidenziali del 9 agosto. Alla BBC la Bahinskaya, arrestata e subito rilasciata, ha dichiarato: “Non mi considero un’eroina come dicono. Penso che quello che faccio sia compito di ognuno. Non siamo schiavi. E le persone vanno liberate.”

Intanto, la leader dell’opposizione Svetlana Tikhanovskaya è stata accolta al Parlamento europeo, con l'appello “liberate tutti i detenuti”. Il presidente David Sassoli ha affermato: “Sono molto contento di vedere che sta bene. Sfortunatamente però ci sono migliaia di bielorussi in detenzione e molti di loro continuano a essere torturati nel proprio Paese. È inaccettabile. Chiedo al signor Lukashenko di liberare tutte le persone detenute e impegnarsi in un dialogo con il Coordination Council e i rappresentanti del popolo bielorusso.”

Nonostante il presidente Alexander Lukashenko sostenga che le proteste non siano per il bene del Paese ma guidate da un piano dell’Occidente e che non stiano facendo vacillare il suo governo, la realtà, più umana, sembra quindi dimostrare il contrario.

Helena Savoldelli, Redazione Gariwo

23 settembre 2020

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Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

Il libro

Per questo

Anna Politkovskaja

La storia

Antonia Locatelli

fu assassinata per aver denunciato il genocidio in Ruanda