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Lucy Díaz

La donna che sfida i cartelli della droga in Messico

La storia personale e familiare di Lucy Díaz si intreccia con la drammatica storia recente del Messico. Per combattere la comune guerra contro il narcotraffico e che inevitabilmente cause, il Messico e gli Stati Uniti nel 2007 stipulano un accordo di collaborazione.[1] Il piano strategico di George W. Bush e del presidente Felipe Calderón si basa su quattro punti fondamentali: 1) piegare la capacità operativa del crimine organizzato 2) Rafforzare lo stato di diritto 3) Creare una struttura moderna a protezione delle frontiere e, per ultimo 4) Rafforzare la resistenza delle comunità colpite dalla violenza dei cartelli.[2]

Sfortunatamente, quasi nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto perché la maggior parte delle risorse è concentrata in una guerra fra l’esercito regolare ed i cartelli invece di rafforzare le istituzioni democratiche del paese. Il risultato è stato una recrudescenza della violenza dei cartelli contro la popolazione civile che, molte volte in complicità con corrotte istituzioni locali, inermi contro la impunità dilagante, ha preso il controllo di molte aree del paese. Perché, si sa, la guerra è uno stato d’eccezione nella quale non sono ammessi filtri. In questo modo anche le autorità possono giustificare la violenza per esercitare un controllo assoluto su quelle parti della società che minacciano il loro potere. Ad essere colpite sono soprattutto le comunità dove la legge federale sembra non operare e dove i cittadini sono lasciati soli ad affrontare la violenza dei cartelli e delle corrotte autorità locali.

Mentre si susseguono ritrovamenti di cadaveri di uomini, donne e bambini uccisi con la volontà di intimorire e lacerare il tessuto sociale di città e villaggi e come monito e vendetta, si infittisce anche il numero di coloro che scompaiono senza lasciare traccia con grande dolore per le famiglie lasciate sole nella ricerca, molte volte infruttuosa e non priva di rischi, dei loro cari.

Nel giugno 2013, quando suo figlio di 29 anni, Luis Lagunes Díaz, scompare senza lasciare traccia, Lucy Díaz è traduttore e docente universitaria. Lucy ricorda suo figlio come un grande amante della musica che era riuscito, grazie alla sua intraprendenza, a vivere della sua passione.

Quando Lucy si recò alla stazione di polizia per denunciarne la scomparsa si rese conto della incapacità e corruzione delle autorità di polizia e della assoluta mancanza di uno stato di diritto. Lucy ricorda che in quegli anni lo stato di Veracruz dove viveva era governato da Javier Duarte Ochoa, un personaggio molto discusso per le sue connivenze con il crimine organizzato. Questo rendeva molto difficile ogni possibilità di agire. “Quando andai per sporgere denuncia mi resi conto che in Messico per corruzione e inettitudine, nessuno era in grado di incaricarsi di un’indagine. Mancano la tecnologia e la preparazione per farlo. La maggioranza dei famigliari li rimandavano indietro con la promessa, poi mai mantenuta, che li avrebbero messi al corrente del proseguimento di indagini che sapevano non si sarebbero mai svolte. A volte respingevano gli accorati richiami di madri di ragazze scomparse dicendo che erano prostitute e quindi che non le avrebbero cercate”. Ricordando i momenti in cui tornava sconfitta dopo infruttuose visite a varie agenzie di polizia, Lucy Díaz disse: “Al ritorno mi gettavo in terra e piangevo tanto che, come nel racconto di Sant’Agostino, si formavano piccole pozze di lacrime”.

Ma quei viaggi infruttuosi ebbero il potere di rivelare che il dramma di Lucy era anche quello di tante altre donne che si spegnevano nella ricerca dei loro figli, figlie, mariti, padri, madri. Lucy cominciò a conoscere donne che nella stessa situazione, resa spesso ancora più complicata dalla povertà economica e dall’ignoranza. Molte di loro erano madri di figli abbandonati dai loro padri e con una situazione economica molto precaria. Alcune di loro avevano una salute cagionevole ed erano impossibilitate a confrontarsi con il muro di incapacità e corruzione che impediva loro di cercare i propri famigliari. Lucy pensò che, malgrado il dolore, aveva una responsabilità morale verso quelle donne. Appoggiandosi su quella tecnologia che sembrava mancare alle autorità, cominciò ad organizzare un Gruppo WhatsApp di sostegno. “Al principio eravamo solo cinque o sei, ma dopo solo otto mesi dalla scomparsa di Luis eravamo già circa trenta. Alcune non avevano mai usato WhatsUp e non avevano nemmeno un telefono, ma dovettero imparare". Lucy dovette lottare duramente anche per convincerle dell’importanza del collettivo e persuaderle che nulla avrebbero ottenuto per via ufficiale. Insomma che dovevano organizzarsi se volevano che le cose cambiassero per loro e per chi, come loro, stava soffrendo per la stessa violenza.

Il Collettivo organizzato da Lucy si chiama Colectivo Solecito de Veracruz ed ha come simbolo il sole, la luce della verità. Il collettivo s’incarica non solo di denunciare le scomparse, ma anche di cercare attivamente le fosse comuni dove sono sepolte le vittime del crimine organizzato che, insieme ai corpi, vuole cancellare l’identità delle vittime. Tutto questo in un paese nel quale l’impunità per questo tipo di crimini è del 98%.

Nel novembre 2022, insieme ad altre attiviste, Lucy, in una conferenza stampa, ha presentato alla Corte Penale Internazionale un esposto perché si faccia chiarezza sui crimini contro l’umanità riguardanti la scomparsa forzata di 22 persone perpetrati nello stato di Veracruz durante il governo di Javier Duarte Ochoa.

L’impegno di Luz Díaz si riassume nella promessa che ha fatto a quel figlio che cerca da nove anni e che ha racchiuso in queste parole.

Promessa a mio figlio
Figlio adorato, so che mi ascolti,
perché nel mio ventre, quando il battito del mio cuore ti cullava,
siamo diventati inseparabili,
I nostri cuori battono all’unisono per sempre.
Mi rivolgo a te, oggi che non sei fra noi
E…
Ti prometto
Non mi arrenderò
Non mi fermeranno
Non esiterò
Lotterò per te ogni giorno, ogni minuto
Senza scuse o pretesti
Se si tratta di te, sempre disponibile,
Sempre presente
In qualunque luogo tu sia, figlio mio, puoi sorridere
Orgoglioso e sicuro di sapere che tua madre
Con il suo amore infinito, incondizionato,
Eterno, sempre lotterà per te.
Dio mi ha dato la gioia di averti
Lui, sicuramente, mi concederà la gioia di ritrovarti
Tutto il mio amore,
Tutti i miei giorni sono per te, figlio adorato
Tutta la mia vita
È per te!

Questo articolo è tratto da un’intervista a Lucy Díaz del 6 novembre, 2022.

[1] Velázquez, R. y Prado, J.P. (2009). La Iniciativa Mérida: ¿Nuevo paradigma de cooperación entre México y Estados Unidos en seguridad? México: Universidad Nacional Autónoma de México. p. 411.

[2] Embajada de los Estados Unidos en México (2013). Hoja Informativa: Iniciativa Mérida - Panorama general. http://photos.state.gov/libraries/mexico/310329/docs/Merida-Initiative-Overview-es.pdf , consultato il 13 di dicembre 2013.

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