English version | Cerca nel sito:

Margaret Chase Smith, senatrice USA, difese la libertà di parola

condannò la caccia alle streghe di McCarthy

La senatrice repubblicana Margaret Chase Smith

La senatrice repubblicana Margaret Chase Smith britannica.com

Repubblicana del Maine (nata a Skowhegan il 14 dicembre 1897 e deceduta nella stessa città col 29 maggio 1995), Margaret Chase Smith fu la prima donna eletta sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato, la prima proveniente dal Maine a ricoprire queste cariche e la prima a essere designata come candidata presidenziale a una convention nazionale nel 1964, quando ottenne il sostegno di 27 delegati, ma perse contro Barry Goldwater.


Uno dei episodi più famosi della sua carriera politica è stato il discorso del 1°giugno 1950 davanti al Senato per attaccare il potente senatore Joseph McCarthy, anche lui repubblicano e fautore della guerra ideologica contro il comunismo, che caratterizzò gli anni ’50 negli Stati Uniti durante la Guerra fredda.
Unica donna nel Senato degli Stati Uniti, Margaret Chase Smith, pur essendo una tenace anti-comunista, ebbe il coraggio di denunciare la spietata caccia alle streghe portata avanti da McCarthy.
Gli americani sono stanchi di avere paura di parlare per il timore di essere politicamente etichettati come 'comunisti' o 'fascisti', dichiarò Margaret Chase Smith. "La libertà di parola non è più quella di una volta in America. È stata così tanto abusata da alcuni che non può più essere esercitata da altri."

La "Dichiarazione di Coscienza" pronunciata dalla senatrice dovrebbe essere ricordata come uno dei discorsi fondamentali nella storia del Senato statunitense. Gli americani, disse, possiedono il diritto di mantenere opinioni impopolari, di protestare e di pensare in modo autonomo". L'esercizio di questi diritti non dovrebbe compromettere la loro reputazione o condizione economica: "nessun cittadino dovrebbe rischiare di perdere la reputazione o il sostentamento solo perché conosce qualcuno che esprime opinioni impopolari", dichiarò la senatrice.

Un’affermazione di autentica tolleranza in sintonia con i principi fondamentali degli Stati Uniti, a cui McCarthy rispose con un insulto, chiamando Margaret Chase Smith e i sei senatori repubblicani co-firmatari della dichiarazione "Biancaneve e i sei nani”. Ma alla fine la senatrice prevalse, perché fece molto più che solamente affrontare McCarthy. La senatrice del Maine definì il GOP (Great Old Party repubblicano) "campione di unità e prudenza” e collocò la linea del partito nel solco tracciato da Abraham Lincoln. Era tenacemente legata al partito, ma allo stesso tempo fedele ai principi di correttezza nella battaglia politica: "non voglio vedere il Partito Repubblicano arrivare alla vittoria trainato dai quattro cavalli della calunnia: paura, ignoranza, bigottismo e diffamazione”.

Nel 1989 fu insignita della Medaglia presidenziale della libertà dal Presidente George H. W. Bush e le fu poi conferito il massimo riconoscimento dallo United States Air Force, l'American Spirit Award, in quanto ritenuta patriota.

27 luglio 2020

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google.

Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

Multimedia

Piazza Tienanmen

il manifesto degli studenti

La storia

Sylvie Maunga Mbanga

avvocato contro gli stupri e per il dialogo tra le etnie