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"Sophie non è morta invano"

la sorella di Sophie Scholl scrive a Gabriele Nissim

7 aprile, ore 11.00
Giardino dei Giusti di tutto il mondo - Milano
piazza Santa Maria Nascente
(MM QT8)

Commovente lettera di Elisabeth Hartnagel, sorella di Sophie Scholl, la studentessa della Rosa bianca uccisa dai nazisti per aver cercato di risvegliare la coscienza dei giovani tedeschi di fronte all'orrore.

"Che l'albero per Sophie cresca forte e rigoglioso", scrive la parente della Giusta a Gabriele Nissim. "Così si dimostrerà che mia sorella non è morta invano nella lotta contro l'ingiustizia e il razzismo".

Stoccarda, 11 marzo 2011

Gentile dott. Nissim,

purtroppo a causa dell’età avanzata non posso accettare il suo invito a Milano, tuttavia avverto che la piantumazione di un albero nella Foresta dei Giusti rende veramente onore a mia sorella Sophie e al circolo della Rosa Bianca e La ringrazio sentitamente.

Possa l’albero crescere forte e rigoglioso, come simbolo che la sua morte nella lotta contro l’ingiustizia e il razzismo non è stata vana.

La saluto cordialmente,

Elisabeth Hartnagel

25 marzo 2011

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Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
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Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

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