English version | Cerca nel sito:

Turchia condannata per omicidio Dink

storica sentenza della Corte europea

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato la Turchia per non aver protetto la vita di Hrant Dink, il giornalista di "Agos" ucciso nel 2007 dai nazionalisti turchi.

Ankara è stata giudicata colpevole anche di aver violato la libertà di espressione dell'intellettuale, condannandolo per il reato di "lesa turchicità" a causa delle sue battaglie per il riconoscimento del genocidio armeno.

Lo stesso Hrant Dink si era rivolto alla Corte europea dopo questa condanna: il tribunale ha accolto la sua denuncia e quella della famiglia, presentata dopo il suo assassinio, stabilendo che la Turchia ha violato l'articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che sancisce il diritto alla vita.

Per i giudici la Turchia non ha fatto nulla per impedire l'omicidio nonostante fosse al corrente dei piani e dell'identità degli assassini. Un'inchiesta ha stabilito le responsabilità delle forze dell'ordine turche, ma Ankara non ha istruito alcun processo contro di loro.

Il governo turco pagherà le spese legali e un risarcimento di 105.000 euro alla famiglia Dink.

13 settembre 2010

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le norme sulla privacy e i termini di servizio di Google.

Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

Multimedia

Sonita Alizadeh - Brides for sale

Il video musicale della rapper afghana

La storia

Ricky Richard Anywar

ex bambino-soldato che salva i bambini dalle milizie