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Una nuova Madre Coraggio?

la storia di Susana Trimarco

Susana Trimarco è una casalinga argentina come tante. Fino al 3 aprile 2002, quando la figlia Maria de los Angeles Veron esce per recarsi dal medico e non torna più a casa. L'ipotesi di una sparizione volontaria viene subito scartata da Susana, ma l'indagine ufficiale della polizia viene presto archiviata. La donna inizia quindi a cercare la figlia autonomamente, e segue le sue tracce fino ad arrivare all'ambito dello sfruttamento di prostituzione.


Alcuni testimoni raccontano che Maria è stata rapita e costretta con la forza a prostituirsi. Da questo momento Susana decide di infiltrarsi nel mondo della prostituzione per raccogliere indizi sulla scomparsa di sua figlia. Parlando con le ragazze della strada o delle case chiuse, la donna si torva immersa nel crimine organizzato e raccoglie prove contro poliziotti, politici e gangster. Si pone quindi un ulteriore obiettivo: liberare le schiave del sesso e aiutarle a iniziare una nuova vita.


Nonostante le numerose minacce e i falsi indizi forniti alla donna per scoraggiare la sua attività, Susana è riuscita a salvare centinaia di donne dal giro della prostituzione. La fama  della sua Fundacion Maria de los Angeles, che dal 2007 si occupa di ritrovare le ragazze scomparse come Maria, ha anche portato le autorità argentine a riaprire l'indagine sulla sparizione di Maria, e in conseguenza ad avviare un processo contro 13 imputati responsabili del rapimento e dello sfruttamento di prostituzione.


Maria non è mai stata trovata Julio Fernandez, a capo dell'unità di polizia che si occupa del traffico di esseri umani, ha dichiarato di averla vista a una fermata dell'autobus tre giorni dopo la sua scomparsa e di aver notato un ufficiale di polizia trascinarla in una casa chiusa.


Susana tuttavia non si è fermata. Nel 2008 si è battuta per la legislazione contro il traffico di esseri umani, e grazie ai suoi sforzi circa 3000 persone sono state salvate dalle mani delle organizzazioni criminali. Il Dipartimento di Stato americano le ha conferito il premio International Women of Courage; il suo nome è comparso tra le candidature per il Premio Nobel per la Pace, e domenica il Presidente Cristina Fernandez le ha conferito un riconoscimento per la sua attività nella Giornata internazionale per i diritti umani, in quella Plaza de Mayo che è simbolo della lotta delle Madri.

11 dicembre 2012

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Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina.