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Vassili Nesterenko (1934 - 2008)

fisico nucleare dissidente sovietico

Nato nel 1934 nel villaggio ucraino di Krasny Kut, si specializza come fisico nucleare in Bielorussia e a Mosca e dal 1977 al 1987 è direttore dell'Istituto per l'energia nucleare dell'Accademia nazionale delle scienze della Bielorussia. Nel 1986, quando avviene il  disastro di Chernobyl, Nesterenko è uno dei primi a intervenure sull'impianto. Infatti sorvola in elicottero il luogo dell'incidente per buttare azoto liquido sul nocciolo, in mezzo al fumo radioattivo, nel tentativo di arginare la reazione nucleare. Tre persone che lo accompagnavano a bordo muoiono per la contaminazione, mentre Nesterenko sopravvive e si batte da subito per fare evacuare la zona, altrimenti - fa presente a un membro del Politburo che si dice impegnato sul fronte della “cultura bielorussa” - “non ci sarà più nessuno a portare avanti questa cultura, né a leggere i vostri libri”. 

Secondo la scrittrice Svetlana Alexievitch, Nesterenko mette tutto il suo impegno nel cercare, spesso invano, di convincere le autorità a distribuire dosimetri e tavolette di iodio ai bambini. Dal 1990 dirige l'Istituto indipendente di sicurezza dalle radiazioni bielorusso "Belrad", fondato l’anno precedente da Andrej Sacharov, Ales Adamovich e Anatoly Karpov. A causa della sua attività di denuncia perde il lavoro e ha molti problemi con l’Ente di Sicurezza statale, che lo minaccia di farlo rinchiudere in un ospedale psichiatrico. ll governo bielorusso gli ha offerto invano un incarico in un’accademia statale, per convincerlo a smettere di occuparsi di Chernobyl. Ha subito due attentati.

In un’intervista concessa alla giornalista Galia Ackerman di Radio France Internationale e ripresa da UNESCO Courier nell’ottobre del 2000, lo scienziato bielorusso denuncia come il suo Paese sia stato lasciato solo ad affrontare un disastro di cui non era responsabile.

“Né la Russia né l'Ucraina, dove si trova Chernobyl, ci hanno aiutato. Il nostro bilancio nazionale consente di spendere solo una piccola somma di denaro per le vittime, e i nostri funzionari governativi non hanno valutato adeguatamente la situazione. Hanno mentito a decine di migliaia di russi, che sono venuti da "zone calde" o aree di crisi nell'ex Unione Sovietica per vivere nella regione contaminata. Stanno ancora mentendo alla loro stessa gente”.

Nesterenko punta anche il dito sulle organizzazioni internazionali, che avevano minimizzato gli effetti del disastro di Chernobyl: “l’Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA), che rappresenta la lobby nucleare, ha paragonato Chernobyl a Hiroshima e Nagasaki. Ma in Giappone le reazioni termonucleari si sono svolte interamente nell'aria e il suolo non è stato contaminato. Dopo l'incendio di Chernobyl, i paesi vicini sono stati bombardati da centinaia di tonnellate di radionuclidi (o particelle). Il solo suolo della Bielorussia ha assorbito i due terzi della caduta e alcuni dei nuclidi, come il cesio-137, rimangono radioattivi per più di 30 anni. Il cibo rappresenta l'80% della contaminazione a lungo termine della popolazione”.

Lo scienziato ricorda inoltre il grande contributo dato dal collega, il professor Yuri Bandazhevsky, e dal suo team nel dimostrare, eseguendo migliaia di autopsie, i danni provocati dal cesio-137 accumulato nel tessuto muscolare: problemi cardiaci, malfunzionamento dei reni e lesioni dei muscoli oculari nei bambini, danni per le madri in gravidanza e malattie per i neonati.

Per tentare di rimediare a questa drammatica situazione Nesterenko propone di mandare i bambini contaminati per un mese di permanenza in aree pulite almeno due volte l'anno e creare centri per giovani madri in zone dove possono mangiare cibo incontaminato durante la gravidanza e l'allattamento.

Nell'agosto 2008 è deceduto per gli effetti delle radiazioni. 

La sua odissea è raccontata nel libro Bugie nucleari, di Silvia Pochettino, Ed. Gruppo Abele, 2008.

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