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Vivian Silver (Winnipeg, Canada, 1949 - Be'eri, Israele, 2023)

l'attivista che si è battuta per i diritti delle donne e per la pace in Medio Oriente

Vivian Silver nasce a Winnipeg, Canada, nel 1949. Nel 1968, durante il suo primo anno di college, si reca per la prima volta in Israele, dove frequenta l’Università Ebraica di Gerusalemme e prende parte ai corsi di psicologia e letteratura inglese. In questo frangente, Vivian è a capo del Jewish Students Press Service (Ufficio Stampa degli studenti ebrei), ruolo che la porta a pubblicare diversi articoli sulle relazioni israelo-palestinesi. Il suo amico Gerry Serotta, anch’egli un autore della testata, ha recentemente dichiarato che “già allora Vivian era convinta che ebrei israeliani e palestinesi dovessero trovare un modo per vivere insieme”. Una convinzione che la accompagnerà per tutta la vita, nonostante le numerose difficoltà incontrate e le continue guerre combattute tra le due fazioni.

A cavallo tra gli anni ’60 e ’70, Vivian prende attivamente parte alla rivoluzione studentesca, impegnandosi per denunciare i problemi legati alla condizione della donna in Israele e le differenze, sempre più marcate, tra gli standard di vita dei cittadini arabi e di quelli ebrei. Nel 1973 organizza, insieme all’attivista Shifra Bronznick, la prima Conferenza nazionale delle donne ebree e nel 1974 è tra le fondatrici del kibbutz Gezer, del quale diviene segretaria – ancora oggi, Vivian è una delle poche donne ad aver ricoperto questo ruolo.

Fino agli anni ’90, l’attivismo di Vivian si concentra prevalentemente sui diritti delle donne e sulla denuncia della disparità di genere presente nella società israeliana. Nel 1981 Vivian fonda il Dipartimento dei Kibbutz Uniti per la promozione dell’uguaglianza di genere e prende parte come membro al Sottocomitato della Knesset, il Parlamento israeliano, dedicato alla parità di genere e al progresso della donna nel lavoro e nell’economia. Nel 1990 si trasferisce, assieme al marito e ai figli, nel kibbutz Be'eri, situato a pochi chilometri dalla Striscia di Gaza. In questa sede, Vivian ha la possibilità di conoscere da vicino la folta comunità beduina locale e gli abitanti di Gaza.

L’impegno di Vivian, fino a quel momento indirizzato prevalentemente alle lotte per l’uguaglianza di genere, sfocia dunque nel dialogo tra israeliani e palestinesi e nella ricerca di una pace possibile tra due popoli costantemente in lotta. A partire dal 1998, Vivian ricopre la carica di direttore esecutivo del Negev Institute for Strategies of Peace and Development (Istituto del Negev per le strategie di pace e sviluppo), una Ong impegnata nella costruzione di pace e sviluppo sostenibile, per una società giusta ed egualitaria in cui arabi ed ebrei possano vivere in armonia. Vivian si prodiga per organizzare attività di sostegno per gli abitanti di Gaza, come corsi professionali, e all’interno del kibbutz Be'eri si batte affinché i lavoratori edili arabi ricevano pari compenso.

Nel 1999 fonda – insieme ad Amal Elsana Alh'jooj, di etnia araba – il Centro Arabo-Ebraico per l’uguaglianza, il potenziamento e la cooperazione, del quale ricopre la carica di direttrice. Grazie al lavoro di utilità sociale svolto dal Centro, che organizza progetti in Israele, a Gaza e in Cisgiordania, nel 2010 Vivian e Amal ricevono il Premio Victor J. Goldberg, un riconoscimento attribuito a coppie di arabi e israeliani che lavorano per il dialogo e per la pace.

Prima della chiusura del confine con Gaza nel 2007, Vivian realizza, insieme ai residenti della Striscia, diversi progetti interculturali e partecipa ai lavori della Ong B'Tselem, impegnata a denunciare le violazioni dei diritti umani commesse da Israele nei territori occupati della Cisgiordania. Dopo la guerra di Gaza del 2014, Vivian – ormai in pensione – fonda Women Wage Peace, un movimento femminista e pacifista che ha l’obiettivo di fare pressione sul governo di Tel Aviv affinché esso realizzi, attraverso un accordo bilaterale giusto ed equo, la risoluzione del conflitto israelo-palestinese. In questa fase, Vivian inizia anche a collaborare come volontaria con diverse realtà impegnate nel dialogo e nella pace in Medio Oriente, come “A Road to Recovery” e “Project Rozana”, fornendo in questo modo assistenza finanziaria ai palestinesi e contribuendo al trasporto dei malati dalla frontiera agli ospedali israeliani.

Il 4 ottobre 2023 Vivian organizza una grande manifestazione per la pace a Gerusalemme, alla quale partecipano più di 1500 persone. Tre giorni più tardi, la furia di Hamas si abbatte sul Sud di Israele, provocando la morte di più di 1200 persone e il rapimento di oltre 250 civili innocenti. Il kibbutz Be'eri, dove Vivian vive da oltre trent’anni, è tra le aree più colpite dall’eccidio di Hamas. Al momento dell’attacco, l’attivista per la pace si trova in casa da sola. Attraverso WhatsApp, Vivian avverte i suoi cari: “stanno distruggendo la porta di casa mia, mi sto nascondendo nel guardaroba”. Un minuto dopo un altro messaggio, l’ultimo: “ho la batteria quasi scarica, non chiamatemi”. Da lì in avanti il buio più totale.

La casa di Vivian viene data alle fiamme e distrutta. I familiari dell’attivista inizialmente credono, o perlomeno si augurano, che Vivian sia stata fatta prigioniera da Hamas e trasportata a Gaza insieme agli altri ostaggi. Dopo diversi giorni, però, il ritrovamento di tracce del suo DNA su alcuni resti umani smentisce questa ipotesi, ufficializzandone il decesso. Per tutta la vita, Vivian ha coraggiosamente lottato contro le ingiustizie, prodigandosi a favore della parità di genere e del dialogo israelo-palestinese. Anche dopo la sua morte, il suo imperituro messaggio di pace e giustizia continua ad ispirare chi, nelle difficoltà e nel pericolo, si batte per una convivenza pacifica in Medio Oriente.

Foto in copertina dalla pagina Facebook "Missing Vivian Silver"

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