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Dialogo e riconciliazione

Dialogo sulla Memoria con Svetlana Broz

In occasione della Giornata della Memoria abbiamo avuto con noi Svetlana Broz, cardiologo, nipote del generale Tito, onorata come Giusta al Giardino di Milano per il suo impegno a favore della riconciliazione durante la guerra dell’ex Jugoslavia. Sul palco le abbiamo rivolto qualche domanda, per capire quali possono essere i segnali premonitori del Male e come contrastarli. 


L'ebreo che salvò le proprietà del vicino di casa arabo

Rubin Mass era giunto a Gerusalemme dalla Germania nazista. Se a Berlino aveva salvato i libri, nel quartiere multietnico di Talbieh si prese cura dei beni dei vicini arabi allontanatisi durante la Guerra d'Indipendenza israeliana. Oggi la sua casa è un museo, visitabile fino al 23 novembre 2018. 


"Dovevo continuare a vivere"

Ben Helfgott, campione di sollevamento pesi per l'Inghilterra negli anni '50, ha espresso attraverso l'eccellenza sportiva la sua volontà di rinascere nonostante la persecuzione nazista da lui subita. Oggi, a 88 anni, alza ancora i pesi tutte le mattine e si dedica all'aiuto ai sopravvissuti e alla lotta contro il razzismo. 


Responsabilità: motore etico del "tempo che si apre"

Di seguito il commento del giornalista Giovanni Cominelli al discorso pronunciato da Emmanuel Macron lo scorso 17 aprile di fronte alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.


Israele, “i nemici dentro” del governo Nethanyahu

Difendersi dal nemico. Per Israele da sempre questa è una sorta di parola d’ordine. L’esercito si chiama non per caso Zahal (Esercito di difesa d’Israele). Nella maggior parte della popolazione israeliana è ben radicato il concetto che esistano sempre dei nemici dai quali difendersi.


Il Marocco e il Museo della Shoah di Washington annunciano progetti comuni

Il Principe marocchino Moulay Rashid incontra la Direttrice del museo Sarah J. Bloomfield, per parlare di un lavoro comune sugli archivi riguardanti la Shoah e di promozione della tolleranza in memoria delle azioni giuste del re Mohammed V - che durante la Shoah si oppose a ogni forma di discriminazione e deportazione.


Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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Multimedia

I Giusti dell'Islam

servizio sulla mostra del PIME

La storia

Luz Long

L’atleta tedesco che suggerì la strategia vincente all’avversario di colore Jesse Owens, divenendo così simbolo universale della fratellanza tra i popoli