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16° anniversario del genocidio ruandese

presentazione delle candidature al Nobel per la Pace

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 in cento giorni persero la vita circa un milione di persone di etnia tutsi e hutu moderati, massacrati a colpi di machete, nell'indifferenza generale del mondo. Per ricordare questa tragedia l'associazione Bene-Rwanda organizza il 10 aprile a Roma una manifestazione a cui partecipa, tra gli altri, il console Pierantonio Costa, a cui è dedicato un albero nel Giardino dei Giusti di Milano, e la scrittrice Yolande Mukagasana, sopravvissuta al genocidio. Sarà presentato in anteprima il documentario Rwanda: la lista del console di Alessandro Rocca.



Sabato 10 Aprile 2010, al Teatro Piccolo Eliseo, Via Nazionale 183, Roma, l’associazione Bene-Rwanda Onlus organizza la consueta manifestazione pubblica sulla storia e sull’attualità del genocidio ruandese del 1994.

• ore 16.30 - Presentazione e a cura di Kankindi Françoise, presidente Bene Rwanda Onlus, saluti da parte dei rappresentanti delle istituzioni, della Comunità Ebraica e del Consiglio per la Comunità Armena di Roma.

• ore 17.00 - Intervista di Luciano Scarlettari al console onorario Pierantonio Costa.

• ore 17.30 - Testimonianza di Yolande Mukagasana, scrittrice sopravvissuta al genocidio.

• ore 18.00 - Presentazione delle candidature al Nobel per la Pace ai Giusti del Ruanda.

• ore 18.30 - Anteprima nazionale del documentario Rwanda: la lista del console di Alessandro Rocca.

• ore 18.45 - Testimonianze dei sopravvissuti.
 
Yolande Mukagasana ha indirizzato una lettera al Ministro degli Esteri francesce Bernard Kouchner in cui chiede un riconoscimento del genocidio per permettere la riconciliazione tra Francia e Ruanda affermando: "La ricostruzione psicologica delle vittime passa anzitutto dal riconoscimento di ciò che hanno subito. Questo riconoscimento, la Francia ce l’ha rifiutato. La Francia non ci ha mai riconosciuto come sofferenti. Oggi (...) ci aspettiamo (...) anzitutto il riconoscimento del nostro genocidio".

Mittente: Yolande Mukagasana -Belgio
Destinatario: Sig. Bernard Kouchner
Ministro degli Affari Esteri
Oggetto: La riconciliazione Francia-Ruanda

Egregio Signor Ministro,
Vorrei anzitutto augurarle un felice anno nuovo 2010, basato soprattutto sulla riconciliazione tra i nostri due paesi, la Francia e il Ruanda.
Signor Ministro, non ho mai dubitato della sua umanità. Questo è il motivo per cui non smetterò di scriverle quando sentirò la necessità di parlarle. Le ricordo che sono una superstite del genocidio dei Tutsi del Ruanda, in cui ho perso tutta la mia famiglia, ma in particolare mio marito e tutti i miei figli. Il Governo francese dell’epoca ha una grossa responsabilità nella mia storia drammatica, come in quella di molti superstiti. E so che lei lo sa, come lo sappiamo noi.
Signor Ministro, mi lasci esprimere le mie felicitazioni per aver potuto sbloccare la situazione diplomatica tesa tra la Francia e il Ruanda, non importa in che modo, poiché l’essenziale è che la Francia e il Ruanda possano parlarsi. Ma sono felice di tutto ciò che lei ha fatto e del fatto che il suo sforzo abbia portato a qualcosa. Mi auguro che la Francia viva nella sincerità e non con quella specie di disprezzo che ha caratterizzato la Francia politica, nella convinzione di poter manipolare gli Africani per raggiungere i propri scopi.
Signor Ministro, il motivo principale della mia lettera è tutt’altro che politico, poiché io non sono una politica. Faccio solamente parte di questa società civile che ha sofferto e che soffre ancora a causa del genocidio. Questo genocidio in cui la Francia ha sempre sostenuto i colpevoli, sia Ruandesi, sia francesi. Se le scrivo questa lettera, è per metterla in guardia per quello che riguarda il genocidio dei Tutsi. Il fatto che il mio paese, il Ruanda, si apra al dialogo con la Francia, non cancella il genocidio e soprattutto le responsabilità francesi in questo genocidio. No, affatto. Le ricordo, Signor Ministro, che un genocidio è un crimine imprescrittibile.
Come nella mia precedente lettera, le ripeto che lei è un medico, signor Ministro. Lei sa che la ricostruzione psicologica delle vittime passa anzitutto dal riconoscimento di ciò che hanno subito. Questo riconoscimento, la Francia ce l’ha rifiutato. La Francia non ci ha mai riconosciuto come sofferenti. Oggi, se la Francia si rivolge di nuovo al Ruanda, ci aspettiamo, da parte della Francia, anzitutto il riconoscimento del nostro genocidio.
Lasci che io le porga ancora una volta, Signor Ministro, le mie congratulazioni per ciò che propone, assieme al Ministro della Giustizia, la signora Michèle Alliot-Marie: la creazione di un polo “genocidi e crimini contro l’umanità” al TGI di Parigi. Ma, signor Ministro, lei sa più di chiunque altro che ciò non è possibile, a meno che la Francia non modifichi le proprie leggi! Lei sa che la Francia non si è mai data una legge di competenza universale per giudicare i genocidi. Lei sa che in Francia sono state votate leggi specifiche per i crimini di guerra per il Ruanda e il Kosovo. Ciò significa che la competenza universale è applicabile in Francia unicamente per i crimini di guerra relativi a questi due paesi. La Francia lo ha fatto forse nella speranza di arrestare coloro che sono stati incolpati dal vostro giudice antiterrorista Jean-Louis Bruguière per avere commesso, diciamo così, l’attentato contro l’aereo del Presidente Habyarimana. Fintantoché le cose rimarranno come sono in Francia, ciò è inaccettabile e lei tortura ancora una volta i superstiti del genocidio dei Tutsi.
Wenceslas Munyeshyaka e molti altri, contro i quali abbiamo sporto denuncia, vivono un’impunità senza pari in Francia. Il dottor Rwamucyo, che vive ora in Belgio, non lavorava in Francia, nonostante fosse sulla lista dell’Interpol? Come molti, molti altri, Signor Ministro. Cosa pensate di fare? Dateci delle spiegazioni. È sempre bene avere delle intenzioni, ma intenzioni e belle parole non sono più sufficienti. Ci aspettiamo azioni concrete, signor Ministro.
Noi, i superstiti del genocidio, auspichiamo che le vostre intenzioni si trasformino in azioni. Ci aspettiamo una riparazione, signor Ministro. Quanto all’aiuto della Francia, se ce n’era l’intenzione, essa si sarebbe manifestata già quindici anni fa. Abbiamo bisogno di vedere i nostri diritti rispettati e, tra l’altro, il diritto alla giustizia e la riparazione che ne seguirebbe. Il popolo francese ha bisogno della verità sulle responsabilità dei suoi politici e militari durante il periodo dal 1990 al 1994.
Infine, Signor Ministro, le porgo ancora una volta le mie congratulazioni per aver sbloccato la situazione diplomatica tra la Francia e il Ruanda. Resta da sbloccare la situazione politico-giuridica tra il Ruanda e la Francia. Ma, ancora una volta, le rinnovo la mia fiducia, perché tutto non può essere fatto allo stesso tempo. I suoi figli e le generazioni umane la ringrazieranno.
Nella speranza che la nostra fiducia non sarà mai tradita, le porgo, Signor Ministro, tutti i mie ringraziamenti.
In fede,

Yolande Mukagasana
Superstite del genocidio dei Tutsi, scrittrice

IL NOBEL PER LA PACE AI GIUSTI DEL RUANDA

La manifestazione del 10 aprile sarà l’occasione per la presentazione della candidatura al Nobel per la Pace dei Giusti del Ruanda che seppero, a rischio della loro stessa vita, difendere i principi dell’umanità e della giustizia durante il genocidio. Le candidature sono:

Pierantonio Costa, console onorario italiano a Kigali durante il genocidio mise in salvi circa 2 mila tutsi.
biografia
recensione: La lista del console

Yolande Mukagasana, infermiera Tutsi la cui intera famiglia, compresi i tre figli e il marito, è stata sterminata sotto i colpi dei machete. Salvata da una donna Hutu, Jacqueline Mukansonera, Yolande ha iniziato un’incessante campagna per testimoniare al mondo il genocidio del Ruanda. 
biografia di Jacqueline Mukansonera

Zura Karuhimbi, contadina Hutu che oggi ha 84 anni ed al tempo del genocidio era quasi settantenne. Con grande intelligenza e coraggio ha nascosto e salvato la vita a circa 100 fuggiaschi Tutsi.

17 marzo 2010

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