Gariwo: la foresta dei Giusti GariwoNetwork

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Dialogo e riconciliazione

Il convegno di San Sebastian: mescolare le memorie

Editoriale di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

“Quando nel 2016 San Sebastian diventerà la capitale culturale d’Europa realizzeremo un giardino dei giusti, per promuovere la memoria del bene, come esempio di dialogo e di conciliazione. Vogliamo insegnare ai nostri giovani


La ricostruzione delle città dopo i conflitti

L’incontro Cities Destroyed by War, che si terrà dal il 21 e 22 novembre a San Sebastian, in Spagna, riunisce tutte le città che sono state distrutte nei conflitti europei, dai più antichi ai più recenti, per creare una condivisione di esperienze sui processi di ricostruzione.


Antonio Quarracino, cardinale del dialogo

Il prelato che ordinò vescovo Bergoglio portò in Argentina lo spirito del Concilio Vaticano II. Inoltre creò un memoriale per le vittime della Shoah nella Cattedrale di Buenos Aires, unico monumento in onore degli ebrei situato in una chiesa cattolica. È come un tramite tra Papa Francesco e Giovanni XIII, ora "in lizza" per essere nominato Giusto.   


"La nostra storia è un esempio di riconciliazione"

Alfred e Donata sono marito e moglie: lui tutsi, lei hutu. Due famiglie per raccontare le ferite di un genocidio, e la possibilità di sanarle. Sotto il tetto della loro casa infatti convivono la figlia di un carnefice e il figlio della sua vittima.


"Verso il dialogo tra turchi e armeni"

Intervista a Taner Akcam, studioso del genocidio armeno presso la Clark University USA.


Il bambino che saltò dal treno per Auschwitz

Storia di Simon Gronowski, che insieme all'orrore del nazismo conobbe il coraggio dei partigiani belgi e del poliziotto dello stesso Paese Jan Aerts, che invece di rimetterlo sul convoglio per il lager lo mise sul treno "giusto", permettendogli di salvarsi e rincontrare il padre a Bruxelles. 


Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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La storia

Taner Akcam

uno dei primi accademici turchi a riconoscere e parlare del genocidio armeno