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Dialogo e riconciliazione

Omaggio al Cardinale Martini

Editoriale di Stefano Levi della Torre

Commemorazione del Cardinale Martini 
pronunciata da Stefano Levi Della Torre il 7 settembre 2012 nell'ambito 
del Festival della Letteratura di Mantova, e pubblicata in "Ha Keillah" 
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Yad Vashem onora il cardinale Saliège

Nel 1942, nella Francia occupata dai nazisti, scrisse in una lettera pastorale: "Gli ebrei sono nostri fratelli". Incisa sulla sua medaglia la scritta: "Chi salva una vita salva il mondo intero". Onori anche a Parigi. E il film sulla retata del Velodromo d'Inverno viene presentato per la prima volta a Washington. 


La memoria dei Giusti e la nostra identità europea

Editoriale di Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

Il 10 maggio il Parlamento di Strasburgo ha approvato la Dichiarazione scritta che istituisce il 6 marzo come Giornata europea in memoria dei Giusti.
Il concetto di Giusto, nato dall’elaborazione del memoriale di Yad Vashem per


Siria, cacciato padre Dall'Oglio

Padre Paolo Dall'Oglio, sacerdote gesuita attivo in Siria da oltre 30 anni per il dialogo tra cristiani e musulmani, è stato espulso dal Paese. 


Gebert: "Ricordiamo i Giusti ancora poco conosciuti"

Il giornalista ed esponente di Solidarnosc Konstanty Gebert ha parlato con Gariwo della Giornata europea dei Giusti. Ha raccontato la storia del Giusto polacco Henrik Sławik e ha ricordato che la Polonia deve fare i conti sia con il nazismo che con il comunismo. 


Gianfranco Fini e la Giornata europea dei Giusti

Il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini si congratula per l'approvazione della Giornata dei Giusti europea con una lettera inviata a Gabriele Nissim.


Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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La storia

Taner Akcam

uno dei primi accademici turchi a riconoscere e parlare del genocidio armeno