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Addio a Nelson Mandela

un Giusto per Milano e per il mondo

Il giovane Mandela

Il giovane Mandela

Nelson Mandela sarà ricordato al Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano il 6 marzo 2014 in occasione della Giornata europea dei Giusti. Lo ha deciso proprio pochi giorni fa l'Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano, accogliendo la proposta di Gariwo.

In queste ore si inseguono su tutti i media le dichiarazioni di cordoglio per la scomparsa del leader carismatico che ha saputo trasformare la violenza e l'odio in un progetto di riconciliazione tra le varie anime del Sudafrica. Proprio il suo impegno per il dialogo e la riconciliazione è alla base della scelta dell'Associazione di dedicargli un albero al Monte Stella.
Mandela ha sempre agito seguendo una profonda "etica della responsabilità", che ha saputo tradurre in una pratica di solidarietà la cui ispirazione era sempre il bene dell’altro. Questo il suo lascito più importante: la consapevolezza che dal male inferto dall'uomo all'altro uomo non può nascere il bene. 

La via della riconciliazione intrapresa da Mandela non era per niente scontata, dopo le violenze del regime razzista che soggiogava e terrorizzava il 90% della popolazione sudafricana. Solo per avere detto: "La democrazia è l'ideale per il quale voglio vivere, ma è anche quello per cui, se così dev'essere, sono disposto a morire", Mandela ha scontato 27 anni in prigione, tra torture e privazioni, e ha rischiato di finire davanti al plotone d'esecuzione.

La vendetta contro gli ex dominatori afrikaner poteva essere una tentazione per un personaggio volitivo e assertivo come Mandela. Ma "Madiba", come lo chiamavano nella sua famiglia e nel suo clan, ha vissuto il suo calvario come una possibilità per coltivare in se stesso gli ideali dell’umanesimo, della fratellanza e della pace, da lui considerata “più preziosa dei diamanti, dell’oro e dell’argento”. Ha compiuto un lungo cammino di presa di coscienza, approdando alla piena consapevolezza che la libertà senza la possibilità di vivere in pace con l’altro, con il diverso, non è vera libertà. Non solo ha capito quando era il momento di rinunciare alla lotta armata, ma è stato anche artefice della Commissione di Verità e Riconciliazione, in cui per la prima volta vittime e carnefici si sono trovati gli uni di fronte agli altri, per affrontare insieme il peso dei crimini dell'apartheid, ma soprattutto per garantire al Sudafrica un futuro di convivenza pacifica.   

"Quella di Mandela - racconta il prof. Marcello Flores dell'Università di Siena - è un’eredità non solo morale, ma anche politica. Ha lottato contro il potere e dimostrato come questo potere vada gestito, come sia necessario rimanerne distaccati per usarlo a beneficio di tuttiMandela è riuscito, unico tra i grandi della Storia, a mettersi in disparte in senso istituzionale, mantenendo invece il suo ruolo di grande protagonista e suggeritore morale - in questo anche scontando il fatto che alcune cose sono andate peggio di come sarebbero potute andare con una sua presenza più diretta. Madiba capiva che un uomo non può risolvere le contraddizioni di un Paese che si incammina verso la democrazia. Sapeva aiutare senza mascherare la realtà complessa delle cose”.

6 dicembre 2013

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Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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La storia

Pietro Kuciukian

si batte contro il negazionismo e per onorare i Giusti del genocidio armeno