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Il Giardino dei Giusti è un libro aperto

Milano festeggia i sei nuovi alberi

Gabriele Nissim con gli studenti del Liceo Volta (foto di Gariwo)

Gabriele Nissim con gli studenti del Liceo Volta (foto di Gariwo)

Tanti studenti e cittadini alla Cerimonia per i sei nuovi alberi del Giardino dei Giusti.
Neda Agha Soltan, Marek Edelman, Vasilij Grossman, Giacomo Gorrini, Guelfo Zamboni, Enrico Calamai sono le figure scelte dall'Associazione per il Giardino dei Giusti e onorate con la dedica di un albero e di un cippo di granito.
Il Giardino dei Giusti di Milano sarà presto sul web nel sito WeFor, grazie al progetto europeo dedicato ai "Giusti d'Europa", con un video e gli interventi alle cerimonie di ogni anno.

Il sindaco Letizia Moratti, presidente dell'Associazione, ha sottolineato che il Giardino e la memoria dei Giusti costituiscono un punto d'orgoglio per tutta la città, secondo il vicepresidente Gabriele Nissim: "Il giardino di Milano è come un libro aperto. Ricordiamo gli esempi morali dei Giusti [...] perché ci piace l’idea che attraverso queste storie le persone e i giovani in particolare imparino a pensare da soli con la propria coscienza".

Il Comitato Foresta dei Giusti ringrazia di cuore tutti quanti hanno scelto di intervenire.

INTERVENTI DELLE AUTORITA'
Letizia Moratti, Presidente dell'Associazione Giardino dei Giusti di Milano
Manfredi Palmeri, Presidente del Comitato dei Garanti dell'Associazione
Leone Soued, Presidente della Comunità Ebraica di Milano
Gabriele Nissim, Presidente del Comitato Foresta dei Giusti discorso

TESTIMONIANZE AL GIARDINO
"Vasilij Grossman, mio padre"
di Fedor Guber, figlio adottivo dello scrittore

"Perché piantare un albero per Neda"
di Farian Sabahi, docente di Culture politiche dell'Islam all'Università di Torino

Messaggio inviato in italiano da Caspian Makan
a Gariwo per la dedica di un albero a Neda Agha Soltan

"Giacomo Gorrini, il valore del testimone nel genocidio armeno"
di Pietro Kuciukian, console onorario d'Armenia

"Un albero per Calamai"
di Michela Morenzetti e Antonio Meomartino, studenti del liceo scientifico "A. Volta" di Milano

"Un ricordo di Marek Edelman"
di Paula Sawicka, sua collaboratrice

"Guelfo Zamboni al Giardino dei Giusti"
di Antonio e Luigi Zazzeri, nipoti del diplomatico

13 aprile 2010

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Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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La storia

Pietro Kuciukian

si batte contro il negazionismo e per onorare i Giusti del genocidio armeno