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Il messaggio di Paolo Gentiloni

per il convegno "I Giusti del nostro tempo"

Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni

Pubblichiamo di seguito il messaggio inviatoci dal Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in occasione dell'incontro I Giusti del nostro tempo contro i fanatismi, per il dialogo e l'accoglienza, che Gariwo ha organizzato il 25 maggio al Parlamento Europeo di Bruxelles in collaborazione con il gruppo S&D.
Nel suo messaggio, Gentiloni ricorda la nascita del Giardino dei Giusti a Tunisi, in programma il prossimo 15 luglio all'interno dell'Ambasciata italiana

Buonasera,

sono lieto di inviare questo messaggio in occasione della conferenza “The Righteous of our time against fanaticism, for the dialogue and hospitality” promossa dal gruppo S&D e l’associazione Gariwo Onlus. Desidero ringraziare il Vicepresidente vicario del Parlamento europeo e Presidente del gruppo S&D, Gianni Pittella e il presidente di Gariwo, Gabriele Nissim, per questa occasione di confronto e riflessione al Parlamento europeo di Bruxelles.

Come forse saprete, il ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale ospiterà presto un Giardino dei Giusti all’interno dell’ambasciata italiana a Tunisi. Abbiamo scelto la Tunisia in quanto luogo simbolico e paese cruciale nel cuore del Mediterraneo. Sarà il primo paese arabo ad avere questo Giardino speciale.

È infatti essenziale e doveroso coltivare la “memoria del bene” e ricordare chi, a scapito della propria incolumità e della propria vita, ha salvato i perseguitati del nostro recente passato ma allo stesso tempo l’esempio dei Giusti ci responsabilizza e ci chiama ad agire il bene possibile nei nostri giorni.

Oggi centinaia di migliaia di persone fuggono dalla guerra e dalla povertà verso l’Europa. Ma quello che ai loro occhi è un luogo di speranza, di salvezza e di un vita migliore, appare troppo spesso come terra di fili spinati e strumentalizzazioni politiche. Il più importante flusso migratorio dalla Seconda Guerra Mondiale ci pone oggi faccia a faccia con una delle più importanti sfide dell’Europa contemporanea, una sfida decisiva non solo per la sopravvivenza di chi ci chiede soccorso ma anche per le sorti della stessa Unione e per il futuro di quella che è stata la migliore tradizione socialdemocratica.

Come politici abbiamo non solo il dovere di gestire il fenomeno migratorio ma anche di sostenere fortemente chi oggi ogni giorno, dal Medioriente alle nostre città, si batte per una coesistenza civile tra cittadini di diverse fedi e culture. I “Giusti”, del passato come del presente, ci spronano e ci ispirano a perseguire questo obiettivo.

Paolo Gentiloni 

25 maggio 2016

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Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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