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In Parlamento

una targa per i Giusti

Il 27 febbraio 2003, nel corso del dibattito tenuto a Palazzo S. Macuto in occasione della presentazione del volume Il Tribunale del Bene, Gabriele Nissim, autore del libro e presidente del Comitato per la Foresta dei Giusti, ha ufficialmente proposto al presidente della Camera Pier Ferdinando Casini di collocare in Parlamento una targa con i nomi dei Giusti italiani riconosciuti tali dalla Commissione di Yad Vashem. Per ricordare il loro gesto, che ha reso onore al popolo italiano. La proposta è stata appoggiata dal Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Amos Luzzatto.

Mandateci la vostra adesione e la invieremo al presidente Casini perché questa proposta diventi subito realtà!

(foto di Pandemia

27 febbraio 2003

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Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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Il libro

Nel segno dei padri

Giacomo Marinelli Andreoli

La storia

Taner Akcam

uno dei primi accademici turchi a riconoscere e parlare del genocidio armeno