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Israele torna a parlare di pace

conferenza a Tel Aviv

Dopo le violenze che nelle scorse settimane hanno segnato Israele con il rapimento e l’uccisione di tre giovani ebrei e la successiva vendetta commessa ai danni di un ragazzo palestinese, a sua volta rapito e ucciso, nel Paese si torna a parlare di pace e di possibili vie d’uscita dal conflitto con i palestinesi. La “Conferenza d’Israele per la Pace”, organizzata oggi a Tel Aviv dal quotidiano israeliano Haaretz (che trasmette in streaming l'iniziativa), intende offrire una base per il dibattito interno e il confronto con la controparte.

La maggior parte degli israeliani crede che la pace sia vitale per la sicurezza stessa dello Stato, ma questa visione deve essere concretizzata, dice Haaretz, che da anni sostiene gli sforzi per individuare una risposta politica non basata sull’uso della forza. Secondo il quotidiano, pace e riconciliazione con i vicini sono essenziali, sia per consolidare i confini e normalizzare la situazione esterna, sia per mettere fine all’occupazione e alla politica degli insediamenti nei territori, e la conferenza deve fare emergere le alternative all’attuale status quo di tensioni, scontri, violenze. Nel corso della giornata sono in programma interventi di personalità politiche come il Presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Mahmoud Abbas, l’ex premier e ministro della Difesa Ehud Barak e il ministro della Giustizia Tzipi Livni, lo scrittore David Grossman, e di diplomatici, come Munib al-Masri, uomo d'affari e filantropo palestinese che ha partecipato ai negoziati tra Israele e OLP negli anni '80, esperti di relazioni internazionali e militari, giornalisti, mentre il Presidente Usa Barak Obama ha inviato un intervento scritto per la conferenza.


Aprendo i lavori Peres ha dichiarato che Abbas sta rischiando la vita per la pace, e ha sollecitato le parti a dimenticare il passato e a concentrarsi sul futuro per chiudere un conflitto durato anni: "non si può fare la pace con gli occhi aperti". Il Presidente palestinese Abbas, in un'intervista registrata per la conferenza, ha da parte sua detto che “non può essere realizzata una pace giusta e duratura senza il rispetto dei diritti di ognuno, in entrambe le parti”. Per Abbas, la comunità internazionale non può continuare a nascondersi dietro gli appelli per la ripresa delle trattative “senza ritenere il governo israeliano responsabile per i suoi obblighi”.

In un articolo scritto in esclusiva per la Conferenza di pace il Presidente statunitense Barak Obama ha sostenuto che l’unica soluzione è uno Stato ebraico democratico che conviva in situazione di pace e sicurezza con uno Stato palestinese indipendente. “Israele non può essere uno Stato sicuro e completo senza la pace... Una pace reale e viva che esista non solo nei piani dei leader, ma nel cuore di tutti gli israeliani e palestinesi. Questo è il futuro per cui gli Stati Uniti sono impegnati, come gli amici più antichi e fedeli di Israele”, ha scritto Obama.

Nel box approfondimenti il programma completo dell'iniziativa

8 luglio 2014

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Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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La storia

Corrado Bonfantini

personalità ribelle, promotore degli ideali socialisti di libertà e giustizia sociale