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La ricostruzione delle città dopo i conflitti

Gabriele Nissim a San Sebastian

La crudeltà e gli effetti devastanti delle guerre e dei conflitti armati che hanno interessato l’umanità hanno sempre una portata tragica sulle città e sulle popolazioni. L’incontro Cities Destroyed by War, che si terrà dal il 21 e 22 novembre a San Sebastian, in Spagna, riunisce tutte le città che sono state distrutte nei conflitti europei, dai più antichi ai più recenti, per creare una condivisione di esperienze sui processi di ricostruzione.

Partendo dalla commemorazione del bicentenario della distruzione di San Sebastian del 1813, l’iniziativa pone l’accento sulla capacità della popolazione, delle autorità politiche e delle organizzazioni non governative di lavorare insieme per far risorgere le città dalle ceneri dei conflitti. L’obiettivo è quello di veicolare il bisogno di un’Europa diversa, in grado di risolvere i conflitti attraverso mezzi pacifici e basandosi sul dialogo.

Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti, parteciperà all’incontro il 21 novembre alle ore 15, nello spazio dedicato alla città di Milano e alla creazione del Giardino dei Giusti del Monte Stella, sorto proprio sulla “montagnetta” composta dai detriti del secondo conflitto mondiale.

Diverse le città coinvolte. I rappresentanti di Granollers, Guernica, Breslavia, Sarajevo, Dresda, Milano e Madrid presenteranno al pubblico la loro esperienza di ricostruzione e riconciliazione.

19 novembre 2013

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Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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