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"Non finirà finché non parleremo"

Il Parents Circle Families Forum

Da una mostra organizzata dal Forum

Da una mostra organizzata dal Forum Sergei Tunin

«Probabilmente siamo la sola organizzazione al mondo a NON volere nuovi membri» è una delle prime cose che mi ha detto con un mezzo sorriso Doubi Schwartz, il General Manager dello staff israeliano di Parents Circle.

Perché avere nuovi membri significa che ci sono state nuove perdite, nuovi lutti, nuove famiglie lacerate da quegli episodi di violenza e da quelle situazioni che da anni in Israele e in Palestina sono all’ordine del giorno.

Parents Circle esiste per dare speranza e conforto a tutte quelle persone che, loro malgrado, finiscono dolorosamente coinvolte nel sistema di conflitti, spesso senza senso, che imperversa in questa zona del Medio Oriente. Esiste per ricordare che l’odio non è la speranza, che la solidarietà aiuta veramente, e non sono solo parole. I –purtroppo- numerosi membri dell’associazione possono testimoniarlo, perché anch’essi inizialmente avevano pensato di non farcela, e avevano rischiato di soccombere all’odio, alla violenza ingiustificata e al pensiero che nulla sarebbe mai cambiato.

Parents Circle fa capire a queste persone che non ci sono né carnefici né vittime, né vincitori né vinti, perché siamo tutti carnefici e vittime allo stesso modo, soprattutto vittime di un sistema più grande di noi che prima o poi dovrà cambiare. I membri e gli organizzatori credono fortemente in questo cambiamento; pur non sapendo quando arriverà, essi sanno che arriverà, e sono in grado di diffondere questa scintilla di positività a una madre che ha appena perso un figlio, a un fratello che ha perso la sorella, o a un bambino che ha perso i genitori.

Spesso queste persone impiegano molto tempo a elaborare il lutto e a realizzare che l’odio non porta a nulla. Ci sono stati anche casi di adesioni a distanza di venti o trent’anni dal lutto subìto. Inizialmente l’organizzazione era pensata per i genitori che avevano perso figli e figlie nei conflitti, in seguito si è allargata a tutti i membri della famiglia, oltre agli amici e a chiunque voglia farne parte.

Parents Circle è stata creata nel 1995 da Yitzhak Frankrental e alcune famiglie israeliane, che nel 1998 hanno incontrato per la prima volta altre famiglie, in lutto come loro, ma palestinesi. In seguito questi incontri si sono dovuti interrompere a causa della seconda Intifada, ma nel 2000 sono stati ripresi e l’organizzazione ha iniziato a raccogliere le adesioni di molte famiglie provenienti dalla West Bank e da Gerusalemme Est, che fin da subito hanno giocato un ruolo fondamentale nel modellare le funzioni e le attività dell’associazione. Oggi si contano circa 600 famiglie associate, e due uffici, quello israeliano nei pressi di Tel Aviv e quello palestinese a Beit Jala.

Si potrebbe dire che si tratti di un’organizzazione che rispecchia il concetto di Giusto contemporaneo, anche se in maniera un po’ particolare, perché tutte queste persone praticano la solidarietà e il sostegno in una situazione che li vedrebbe più facilmente divisi dall’odio. Invece, sostenendosi l’un l’altro, sono i primi a eliminare il concetto di colpevolezza e il confine spesso piuttosto labile tra “chi ha il potere di aiutare” e “chi ha bisogno di essere aiutato.

I primi incontri tra queste famiglie sono molto particolari; spesso per entrambe le parti si tratta della prima occasione di vero contatto con «l’altro», e in primo luogo ciò che emerge sono le differenze: ci si rende conto soprattutto di come i punti di vista cambino totalmente la visione delle cose - per esempio, il giorno della fondazione di Israele è visto dai sopravvissuti come il giorno più bello della loro vita, e dagli arabi palestinesi come il più brutto. Ma è veramente impossibile che questa visione così distante trovi un punto in comune? Non lo è, perché gli israeliani e i palestinesi di Parents Circle hanno capito che la diversità è una cosa inevitabile, ma l’odio e la violenza no, quelli si possono evitare. Tramite l’ascolto e la comprensione delle storie dell’altro, tutti i membri possono immedesimarsi nelle loro vite e capire che, da qualunque parte del confine ci si trovi, la violenza è la stessa e la solidarietà non ha preferenze. L’unico sforzo che si deve fare in questa situazione è «saper ascoltare» prima di «farsi ascoltare»: pensare di entrare a far parte di questo gruppo per raccontare il proprio dolore senza essere disposti ad ascoltare quello degli altri non è accettabile. Ma, mi dice Doubi, è incredibile come queste persone ferite trovino il coraggio di mettersi in gioco a un livello così profondo, pur di compiere i primi passi del loro percorso verso la riconciliazione e la solidarietà.

Si organizzano anche incontri tra membri e ragazzi giovani, di 16-17 anni, che spesso lasciano un segno indelebile a livello emozionale, e una consapevolezza che può essere estremamente importante soprattutto prima di iniziare il servizio militare e unirsi all’esercito. Per i giovani forse è più complesso il fatto di accettare che la colpa non è di nessuno, perché incolpare «l’altro» è la cosa più immediata e più facile, e si pensa che possa anche dare sollievo all’inizio - ma alla lunga ci si accorge che non è così.

Per questo Parents Circle non abbandona mai i suoi membri, e li accompagna in un percorso che può durare anche tutta una vita. Percorso che, tuttavia, mostra i suoi frutti prima di quanto si possa immaginare, perché israeliani e palestinesi sono molto più stanchi di questo sistema violento di quanto si legge sui giornali.

I media effettivamente non sono troppo ben visti da Parents Circle, perché -mi spiega Doubi- «loro vogliono l’azione, noi invece diamo rispetto».

E il rispetto è esattamente ciò che ispirano queste persone, staff e membri di Parents Circle.

Oltre al sito web, su cui si possono trovare moltissime informazioni e testimonianze, sono molti i progetti di cui Parents Circle si fa carico, come la vendita di marmellate fatte a mano dalle bravissime cuoche palestinesi con relativo libro di ricette, e il più recente « Taking steps 4peace » (http://steps4peace.org) che in collaborazione con Women’s Group, realizza scarpe sportive con l’iconico simbolo dell’uccello della pace ricamato sopra.

Andre Zhulpa Camporesi

27 aprile 2016

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