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​“Quando ho appreso di Gariwo, ho pensato: ‘Bussa e ti verrà aperto’”

Intervista a Dyana Shaloufi Rizek

Dyana Shaloufi Rizek parla agli invitati alla cerimonia per la Giornata dei Giusti

Dyana Shaloufi Rizek parla agli invitati alla cerimonia per la Giornata dei Giusti

Dyana Shaloufi Rizek è responsabile del Museo di Neve Shalom-Wahat el Salam (WASNS), un villaggio cooperativo abitato da ebrei e arabi palestinesi, tutti cittadini israeliani, dove le celebrazioni per il 6 marzo, Giornata europea dei Giusti, si sono tenute il giorno 10, per la prima volta in Israele. L’abbiamo intervistata sulle sue attività di promozione dell’esempio dei salvatori nel conflitto israelo-palestinese, sulle reazioni della gente del villaggio all’iniziativa di Gariwo e sul suo messaggio per fermare la guerra.

La sua prima dichiarazione è stata: 

Ringraziamo Ga.Ri.Wo., la foresta dei Giusti, che ha scelto di aprire qui una sua sezione, e specialmente Gabriele Nissim e Pietro Kuciukian che hanno portato il progetto a realizzazione.

L'evento è stato un incontro di gente di tutte le età, con una sessione circolare che ha permesso di viverlo in amicizia e spirito familiare. Gli ospiti d'onore della serata e i Giusti onorati sono sempre nel nostro cuore. I partecipanti hanno raccontato storie, a cui tutti hanno reagito con parole e reazioni incoraggianti che ci hanno fatto molto piacere. Qualcuno ci ha chiesto: "È proprio necessario intraprendere queste iniziative adesso che siamo al culmine del conflitto? Noi crediamo che i Giusti superino tutte le barriere e le difficoltà"...

Ci parla di lei?

Sabâh-al-khàiri, buongiorno. Mi chiamo Dyana Shaloufi Rizek. Sono originaria di Nazareth, dove la mia famiglia è vissuta per circa 500 anni. Venivano dalle zone limitrofe dove allora non c’erano confini, a differenza di oggi. Ho saputo che c’era questo luogo unico, Wahat el Salam – Neve Shalom, quando studiavo, alla fine degli anni Settanta, ma mi sono stabilita qui con mio marito soltanto nel 1984. Qui abbiamo avuto i nostri due splendidi figli che ora sono tornati a vivere nel villaggio.

Ci descriverebbe le sue attività?

Sono un’educatrice. Negli ultimi tre anni, io e la mia collega Dafna, con il sostegno di un’amica tedesca, abbiamo avviato il museo del nostro villaggio WASNS di Neve Shalom. Abbiamo iniziato piano, gradualmente. Al Museo-Galleria e Archivio abbiamo deciso di presentare modi di vita, pensieri e idee che promuovano la nostra comune umanità. Quando, l’hanno scorso, il prof. Yair Auron, che risiede nel nostro villaggio, ci ha detto dei Giusti, io ho subito accolto l’idea di fare qualcosa nel nosrro Museo perché ho pensato che sia un’idea perfetta per noi qui. Queste persone che compiono dei gesti davvero “umanistici” hanno fatto qualcosa di immenso, e il prof. Auron e Gariwo hanno fatto ricerche in questo campo per molti anni. Quindi mi sono impegnata anch’io nelle ricerche, perché avevo questo sentimento: “Bussa e ti sarà aperto”.

Come descriverebbe l’incontro del 10 marzo? Come ha reagito la gente di Neve Shalom?

I nostri ospiti Gabriele Nissim e Piero Kuciukian di Gariwo ci hanno arricchito con la loro conoscenza. Yair Auron ha condiviso con noi i risultati delle sue ricerche e delle sue avventure, Shay Wineapple ha fatto nomi e cognomi dei Giusti e altri sono venuti semplicemente per stare con noi. Alcuni erano membri del nostro villaggio, di tutte le età. È stato un incontro unico.

Si è formato un capannello fuori dal Museo mentre all’interno sono state presentate le opere di due artisti. Abbiamo onorato i Giusti di tutto il mondo, era un evento importante. Alcuni hanno parlato di storie vere, altri hanno capito che è ora di affrontare il tema dei Giusti, anche se c’erano anche voci che dicevano che non è il momento giusto, per via del perdurare del conflitto politico asimmetrico.

Un’esperienza fantastica. Avevamo due gruppi di scolari con i loro strumenti musicali e altri che venivano a trovarci e a vedere le sculture. Alcuni hanno fatto dei disegni bellissimi e un po’ folli. Auron ha tenuto i contatti con la direzione della scuola, il comitato dei genitori e degli insegnanti, per trattare il tema dei Giusti.

Ci racconta alcune storie di Giusti?

Quando ho iniziato a studiare questo argomento mi sono resa conto che nel nostro piccolo villaggio vivono molte persone che conoscono qualcuno o hanno un parente che ha salvato o è stato salvato. Le persone hanno iniziato a raccontarmi le loro storie. Ne racconterò solo alcune, di gente che vive qui, ma ce ne sono anche molte altre. Boaz, del gruppo "Famiglie in lutto", un ragazzo ebreo la cui famiglia viveva a Hebron fino al 1929, ci ha raccontato che nell’agosto di quell’anno, i palestinesi sentirono una storia secondo cui 6.000 ebrei avevano manifestato a Tel Aviv gridando: “Il Muro è nostro!”, riferendosi al Muro del Pianto di Gerusalemme, oggetto di un conflitto religoso tra ebrei e musulmani. Così i palestinesi scesero in piazza per un’altra manifestazione a Gerusalemme, dove le due componenti si scontrarono e il confronto armato si estese a molte città, tra cui Hebron. Molti palestinesi dei villaggi vicini cercarono di espellere gli ebrei da Hebron e fu un massacro. 67 ebrei furono uccisi, ma altre famiglie palestinesi aiutarono gli ebrei e la famiglia di Boaz fu salvata.

Dafna mi ha raccontato di un episodio simile, ma a Gerusalemme, dove i palestinesi volevano uccidere gli ebrei e altri Giusti palestinesi salvarono la sua famiglia.

Di solito, che si parli del 1948 o del 1953, diciamo che i palestinesi aiutano gli ebrei ma nessn ebreo aiuterebbe i palestinesi. Gli ebrei entrarono in certi villaggi per cacciare i palestinesi, distrussero i villaggi e uccisero molte persone.

Ma qui ci siamo resi conto che anche gli ebrei aiutarono i palestinesi. Un ragazzo che vive aWASNS, e dirige la nostra Commissione didattica, è nipote di una donna di Lud, Georgette, che era incinta di otto mesi quando, nel 1948, i soldati ebrei vennero e fecero dei massacri per buttare fuori i palestinesi inviandoli in Giordania. Sul confine c’era un soldato ebreo che, in un momento molto “umanistico”, la guardò e disse: “Voi potete tornare indietro” e aiutò lei, il marito e i figli a tornare a Lud, alla propria casa. O meglio, non a casa propria perché non aveva il permesso di entrare in alcuna casa, ma potè sopravvivere.

La ricercatrice Dr. Maram Masarwi, che ha studiato la storia del villaggio d’origine della sua famiglia, un villaggio che ora non esiste più - Sedna Abu Ali. Lì c’era un uomo ebreo che aiutò suo nonno a rimanere nella propria casa senza essere ucciso o ucciso o costretto a lasciare la Palestina, fin quando non vi fu costretto dalla guerra.

Quando la guerra finì, di solito i rifugiati volevano tornare indietro, ma per il governo israeliano non possono fare ritorno perché “non sono più cittadini”, ma infiltrati. Quell’uomo ebreo, Naftali, li aveva aiutati fornendo loro una carta d’identità israeliana in modo che potessero vivere nella città di Taybeh. Abbiamo moltissime di queste storie.

Qual è il suo messaggio per la Giornata Europea dei Giusti?

Voglio dire che tutte queste persone che hanno compiuto questi “gesti umanistici” brillano ancora oggi per come esempi per tutti. Le persone o i media spesso non citano questo tipo di “lavoro umanitario”. La prima volta che ho sentito che Gariwo onora i Giusti di tutto il mondo volevo proprio abbracciarvi stretti, perché abbiamo un solo pianeta su cui vivere ed essere molto più “umanistici”. Anche se molti vivono sotto occupazione e questa non è esattamente simmetrica, noi abbiamo sempre bisogno di queste storie per poter dire che siamo una cosa sola: umani. 

Carolina Figini, Redazione Gariwo

18 marzo 2015

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