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Quando l'arte trasmette la memoria

i ritratti dei Giusti di Francine Mayran

Armin T. Wegner, ritratto di Francine Mayran

Armin T. Wegner, ritratto di Francine Mayran Francine Mayran

Francine Mayran, pittrice, ceramista e psichiatra di Strasburgo, "nata dopo la seconda guerra mondiale", esperta al Consiglio d'Europa, vede l'arte come una "cinghia di trasmissione" in cui i quadri, le ceramiche e i testi costruiscono un percorso di memoria europea costituito da una cinquantina di mostre presso tutti i più importanti Memoriali europei, da Tirana a Londra, dalla Bulgaria alla Germania.

Per il ventesimo anniversario del genocidio ruandese ha creato trenta nuove opere accompagnate dall'opuscolo "Dopo la Shoah si era detto: 'Mai più'"... Per lei, dove la storia informa dei fatti, l'arte ci interroga su di essi e sulla nostra natura e la nostra coscienza. Si realizza così un passaggio di testimone contro l'indifferenza, per onorare le vittime, tenere vivo il messaggio dei sopravvissuti e continuare a indagare ciò che è accaduto e le sue ripercussioni sugli scampati, sui loro discendenti e sull'umanità intera. 

I testimoni, e i Giusti in particolare, giocano un ruolo chiave in questo processo. Come spiega la sua biografia sul sito www.fmayran.com, Francine Mayran crea quindi sul cemento dei ritratti a nostro giudizio molto suggestivi di Giusti nella Shoah e in altri genocidi, ricordando la loro "straordinaria capacità di compiere il Bene", di essere luce nell'oscurità del mondo. Al Consiglio d'Europa è attiva nel campo dell'Educazione e della Pedagogia e collabora con docenti di tutto il continente per elaborare la memoria di tutte le vittime dei genocidi, rifiutando ogni rivalità

20 maggio 2015

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Ritratti dei Giusti, di Francine Mayran

una staffetta morale contro l'indifferenza

Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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si batte contro il negazionismo e per onorare i Giusti del genocidio armeno