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Si può sempre dire un sì o un no

Testimonianze di Giusti nel mondo - Padova, Palazzo del Bo

La conferenza (Foto di Gariwo)

La conferenza (Foto di Gariwo)

Padova - Palazzo del Bo
Aula Magna e Aula Nievo
29 novembre 2001


Programma

Ore 9.30 - Aula Magna
Saluto dell'assessore alla cultura Giuliano Pisani, del prorettore dell'Università Giuseppe Zaccaria e del presidente del Comitato per la Foresta Mondiale dei Giusti Gabriele Nissim

Presentazioni

- Antonia Arslan (Comitato per la Foresta Mondiale dei Giusti):
La pubblicazione degli atti del convegno internazionale Si può sempre dire un sì o un no: i Giusti contro i genocidi degli armeni e degli ebrei. 

- Boghos Levon Zekiyan (Università di Venezia) e Pietro Kuciukian (Comitato Internazionale dei Giusti per gli armeni - La Memoria è il Futuro):
La figura e l'opera di Ayse Nur Zarakolu, editrice turca di Istanbul.

- Svetlana Broz (Comitato per la Foresta Mondiale dei Giusti a Sarajevo): 
La figura e l'opera di Jovan Divjak, generale serbo di Sarajevo.


Consegna a Ayse Nur Zarakolu del riconoscimento Padova per i Giusti assegnato dal Comune di Padova e del premio del Comitato Internazionale dei Giusti per gli armeni assegnato dal dott. Ardavast Serapian, Presidente della Fondazione Stefano Serapian.

Consegna a Jovan Divjak del premio Padova per i Giusti assegnato dal Comune di Padova.

Testimonianze

- Ayse Nur Zarakolu

- Jovan Divjak

Ore 15.00 - Aula Ippolito Nievo - Dibattito

Interventi

- Gabriele Nissim (saggista): 
Perché cerchiamo i Giusti in tutti i genocidi

- Stefano Levi della Torre (saggista, membro del Consiglio direttivo della Comunità ebraica di Milano):
Il concetto di Giusto nella tradizione ebraica

- Julia Dobrovolskaja (Università di Venezia e Università Cattolica di Milano):
Lev Razgon e i ricordi di 17 anni di GULag

- Sergio Rapetti (traduttore letterario e consulente editoriale): Il Bene e il Male in Varlam Shalamov


Motivazione Premio "Padova per i Giusti" al gen. Jovan Divjak
Per il ruolo svolto a Sarajevo, in particolare durante l'assedio dell'esercito serbo, a difesa della città e contro la pulizia etnica, e successivamente per le sue prese di posizione dettate sempre da un'esigenza di giustizia, di umanità e di difesa delle vittime dell'odio, dei più deboli e dei perseguitati di qualsiasi parte, etnia o colore politico; per la sua battaglia a favore della salvaguardia di uno stato multietnico in Bosnia-Erzegovina e infine per il suo impegno nella creazione della Fondazione per costruire la Bosnia-Erzegovina attraverso l'educazione, che si prefigge di soccorrere i bambini colpiti dalla guerra, rimasti orfani o che versano in difficoltà, senza distinzione di provenienza, di etnia o di credo religioso, per agevolarli economicamente, sostenerli negli studi, aiutarli a imparare un mestiere e a inserirsi nel mondo del lavoro, seguendoli fino all'età adulta.


Motivazione premio "Padova per i Giusti" e "Fondazione Serapian" a Ayse Nur Zarakolu
Il Comune di Padova e la Fondazione Stefano Serapian su segnalazione del Comitato Internazionale dei Giusti per gli Armeni, nell’ambito delle iniziative promosse dall’assessorato alla cultura del Comune di Padova “Città dei Giusti” e dal Comitato per la Foresta mondiale dei Giusti, assegna un premio a Ayse Nur Zarakolu per l’impegno profuso, insieme al marito Ragip, entrambi a rischio personale, nell’attività editoriale svolta in Turchia a sostegno dei diritti umani e per la promozione, nel proprio paese e all’estero, della conoscenza della realtà storica, sociale e culturale delle minoranze etniche presenti sul territorio turco e, nel caso specifico, della minoranza armena. Al tema del genocidio del popolo armeno perpetrato dal governo dei Giovani Turchi nel 1915, Ayse Nur Zarakolu e il marito hanno dedicato numerose pubblicazioni in lingua turca. Il riconoscimento viene dato in particolare per la testimonianza attiva riguardante il genocidio armeno resa attraverso la traduzione in lingua turca, la pubblicazione e la diffusione di testi stranieri fondamentali relativi alla tematica genocidaria del popolo armeno.

29 novembre 2001

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Conferenza "Si può sempre dire un sì o un no"

Testimonianze di Giusti nel mondo - Padova, Palazzo del Bo

Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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Multimedia

Memoria e attualità dei Giusti. Come vedere il nemico con gli occhi dell'amico

servizio sul Convegno Internazionale per il Giorno della Memoria

La storia

Taner Akcam

uno dei primi accademici turchi a riconoscere e parlare del genocidio armeno