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Tre religioni sotto lo stesso tetto

il progetto "House of One"

“Berlino presto diventerà la sede di qualcosa di veramente unico. Ebrei, cristiani e musulmani stanno progettando di costruire qui una casa di culto - con una sinagoga, una chiesa e una moschea insieme sotto lo stesso tetto. Le tre sezioni, separate, saranno collegate da una stanza comune al centro dell’edificio. Questa farà da luogo di incontro, dove i fedeli e il pubblico potranno stare insieme e imparare qualcosa dalle rispettive religioni”.

Questa è l’idea alla base del progetto House of One: tre religioni sotto lo stesso tetto, non solo metaforicamente. E, per di più, a Berlino, città “di ferite e miracoli”, secondo il rabbino Tovia Ben-Chorin. La capitale tedesca è infatti immediatamente associata alla pianificazione dello sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, ma ora si candida a divenire simbolo del dialogo interreligioso. “Per me - ricorda il rabbino - Berlino significa ricordo e rinascita, perché dopo la guerra gli ebrei sopravvissuti hanno iniziato a ricostruire la vita della comunità ebraica nella città”.

L’idea è nata nel 2009, quando un gruppo di archeologi ha ritrovato i resti della chiesa più antica di Berlino, addirittura precedente alla struttura gotica del XIII secolo, nella zona di Petriplatz. “Questo luogo, dove la città ha preso vita e dove è stata costruita la prima chiesa, ospiterà il futuro - ha dichiarato il pastore protestante Gregor Hohberg - Dalle fondamenta delle vecchie chiese sorgerà un nuovo luogo di culto, che permetterà a persone di fedi diverse di pregare insieme, fianco a fianco”.

Il progetto - il cui piano finale è il risultato di un concorso per architetti del 2012 - sarà finanziato attraverso donazioni volontarie, e sarà completato in quattro anni. Secondo l’imam Kadir Sanci, la House of One incoraggerà un dialogo consapevole tre culture e religioni diverse, con il fine di eliminare i pregiudizi contro le minoranze. “Vogliamo che i nostri bambini - ha dichiarato Sanci - abbiano un futuro nel quale la diversità sia ‘normale’”.

Maggiori informazioni sul sito del progetto 

23 giugno 2014

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