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Un gesto concreto per la Pace in Medio Oriente:

sostenere il CIPMO

Il logo dell'Associazione

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Il Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente e il suo direttore Janiki Cingoli in più di vent'anni di attività ha favorito il dialogo tra israeliani e palestinesi, organizzato oltre 30 seminari, sia di carattere pre-diplomatico che rivolti alla società civile. proposto più di 100 conferenze e convegni internazionali su temi quali l'Islam europeo, sui diritti di cittadinanza dei giovani musulmani di seconda generazione, sulle minoranze nel Mediterraneo, sulla Turchia.

Il sito del Cipmo e la sua newsletter sono una preziosa risorsa di approfondimento, visitata quotidianamente da centinaia  di utenti. 


Oggi il direttore lancia un appello: "Il CIPMO si trova di fronte ad un momento molto difficile che sta minando la sua stessa esistenza, per questo ci rivolgiamo a voi, che da anni apprezzate il nostro lavoro, chiedendovi un sostegno al Centro, il più generoso possibile. 


Fino ad oggi, abbiamo contato essenzialmente sul finanziamento pubblico, ma questo sta diventando sempre più scarso, e tende ad estinguersi. La ricerca di sponsor privati è resa difficile per le caratteristiche del nostro impegno, che non è ancorato a obiettivi fisicamente concreti e percepibili, come i progetti di cooperazione allo sviluppo. La pace è astratta, e difficile. 


Eppure, in questi anni il CIPMO, che vede tra i suoi promotori il Presidente Giorgio Napolitano e ha come Presidente onoraria il Premio Nobel e Senatrice a vita Rita Levi Montalcini, è divenuto un punto di riferimento essenziale in Italia, conosciuto, rispettato e stimato come un interlocutore possibile in Europa, in Medio Oriente e nell’Area Mediterranea".


Gariwo si unisce all'appello del CIPMO e invita tutti ad effettuare una donazione.


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25 gennaio 2012

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Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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La storia

Pietro Kuciukian

si batte contro il negazionismo e per onorare i Giusti del genocidio armeno