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Difesa della dignità umana

La speranza di Grossman: l’umano nell’uomo

Editoriale di Gabriele Nissim, Presidente Gariwo, la foresta dei Giusti

Si può ancora credere nell’uomo dopo avere visto la Shoah, l’Holomodor, i GULag, il terrore staliniano e vivendo nel timore che le armi nucleari possano nuovamente essere usate dopo Hiroshima? È questo l’interrogativo che il


Un crocifisso per l'avvocato Moisej Ravic

Anatoly Razumov, direttore del Centro nomi restituiti di S. Pietroburgo segnala la storia del professore Juri Petrovic Novitskij e del suo avvocato difensore Moisej Ravic, morti nei GULag staliniani.

Si ringrazia Silvia Golfera per la traduzione dal russo e il giornalista Francesco Bigazzi.


La storia di Kira Obolenskaja

Il direttore del Centro Nomi Restituiti di S. Pietroburgo Anatoly Razumov presenta la figura di Kira Obolenskaja, una bibliotecaria che è stata fucilata.
La donna durante gli interrogatori ebbe il coraggio di dire: "Io non appartengo a quel genere di persone che condividono il programma del potere sovietico".


Cittadinanza italiana alla nipote di Gino De Marchi

A Fossano la cerimonia per il conferimento della cittadinanza italiana a Svetlana Volynsky, la nipote di Gino De Marchi, un regista vittima della repressione sovietica. La storia di Gino de Marchi e di sua figlia Luciana è ricostruita nel libro di Gabriele Nissim Una bambina contro Stalin. L'italiana che lottò per la verità su suo padre, edito da Mondadori.


Ritratto di Nadezhda Mandel'shtam

La scrittrice Marina Argenziano traccia un toccante ritratto della moglie del grande poeta russo Osip Mandel'shtam. Nadezhda rimane sempre accanto al suo compagno, anche nei momenti bui della persecuzione, e scrive un libro di Memorie.


Un miracolo realizzato insieme

Pubblichiamo l'introduzione di Adriano Dell'Asta al volume Solzenicyn di Ljudmila Saraskina ed edito dalla San Paolo. Questa è l'unica biografia autorizzata di Solzenicyn, realizzata lavorando fianco a fianco con lo scrittore del GULag. Per gentile concessione dell'autore e della casa editrice.


Difesa della dignità umana

contro le derive totalitarie

In Protesi, della raccolta I racconti di Kolyma, Varlam Shalamov fa dire al protagonista, detenuto nel gulag, rivolto ai carnefici che volevano spogliarlo di tutto: "No, l'anima non ve la do!".In questa frase è racchiusa l'essenza dei Giusti: coloro che rifiutano di "vendere l'anima" nelle situazioni estreme, pur con la paura di passare nel campo delle vittime o di non avere più scampo, di fronte alle persecuzioni, all'odio, alle discriminazioni.
La difesa della dignità umana risulta così innanzitutto difesa di se stessi, della propria integrità morale, anche nel momento in cui si soccorre un altro essere umano. Per questo possiamo affermare che è giusto il gesto di chi salvaguarda la dignità delle vittime e insieme la propria umanità. Parafrasando la celebre frase del Talmud: "Chi salva una vita salva il mondo intero", possiamo dire che "salva il mondo intero chi salva se stesso", non difendendo la propria vita, ma l'anima, in ascolto della voce autentica della coscienza
Nel gulag raramente si poteva compiere un gesto di soccorso verso un altro prigioniero, ma ogni giorno si poteva cercare di opporsi al processo di disumanizzazione messo lucidamente in moto dal meccanismo perverso del campo di lavoro.

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Approfondimento

L'esperienza storica del totalitarismo sovietico: i Giusti dentro e fuori dal GULag

Documento del Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo su "Giusti e GULag"