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Addio a Edelman

morto l'ultimo insorto del Ghetto di Varsavia

Scomparso all'età di novantun anni Marek Edelman, il leader della prima ribellione armata in Europa contro i nazisti conclusasi con l'uccisione o la deportazione nei lager di oltre 55 mila ebrei. Unico sopravvissuto dello Stato Maggiore dell'insurrezione, Edelman è diventato Leader del movimento Solidarnosc contro la dittatura del governo comunista polacco e dopo il Golpe del 1981 è stato prigioniero del generale Jaruzelski. 
In nome degli ideali democratici ed internazionalisti che hanno caratterizzato tutta la sua esistenza, negli anni '90 si è schierato al fianco della popolazione di Sarajevo durante l'assedio da parte dei serbi.
Marek Edelman ha dedicato la vita a preservare la memoria di coloro che si sono battuti per la salvaguardia della dignità umana. È stato un punto di riferimento etico per migliaia di giovani polacchi.
Decorato in Polonia con l'Ordine dell'Aquila Bianca, la massima onorificenza civile, nel 2008 ha ricevuto in Francia la Legione d'Onore.

Marek Edelman è autore di tre libri (vedi le recensioni nel box): Il Ghetto di Varsavia: memoria e storia dell'insurrezione, Il Guardiano: Marek Edelman racconta, C'era l'amore nel ghetto.

5 ottobre 2009

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Difesa della dignità umana

contro le derive totalitarie

In Protesi, della raccolta I racconti di Kolyma, Varlam Shalamov fa dire al protagonista, detenuto nel gulag, rivolto ai carnefici che volevano spogliarlo di tutto: "No, l'anima non ve la do!".In questa frase è racchiusa l'essenza dei Giusti: coloro che rifiutano di "vendere l'anima" nelle situazioni estreme, pur con la paura di passare nel campo delle vittime o di non avere più scampo, di fronte alle persecuzioni, all'odio, alle discriminazioni.
La difesa della dignità umana risulta così innanzitutto difesa di se stessi, della propria integrità morale, anche nel momento in cui si soccorre un altro essere umano. Per questo possiamo affermare che è giusto il gesto di chi salvaguarda la dignità delle vittime e insieme la propria umanità. Parafrasando la celebre frase del Talmud: "Chi salva una vita salva il mondo intero", possiamo dire che "salva il mondo intero chi salva se stesso", non difendendo la propria vita, ma l'anima, in ascolto della voce autentica della coscienza
Nel gulag raramente si poteva compiere un gesto di soccorso verso un altro prigioniero, ma ogni giorno si poteva cercare di opporsi al processo di disumanizzazione messo lucidamente in moto dal meccanismo perverso del campo di lavoro.

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