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Gli olimpionici Giusti

Yusra Mardini

Yusra Mardini

Si chiamerà Tokyo 2020 ma sarà nel 2021. Decisione storica quella di rimandare l’edizione giapponese delle Olimpiadi al prossimo anno, a seguito dell’emergenza Covid-19: è la prima volta che i giochi vengono cancellati in tempi di pace. L’ultima era stata negli anni della Prima e Seconda guerra mondiale: Berlino 1916, Tokyo 1940, Londra 1944. Una storia già vissuta, quindi, per il Paese nipponico. 

Questa volta stiamo combattendo un conflitto diverso, un nemico che non conosce bandiere, ma, rispetto a 76 anni fa, non sono stati gli uomini a volerlo. Abbiamo la possibilità di affrontare questa tragedia collaborando e riscoprendo l’importanza della cooperazione internazionale, e anche, forse, quella dei valori positivi delle nostre società, tra cui quelli dello sport.

Ed è proprio tra gli sportivi che troviamo alcune delle figure di Giusti che si sono battuti per la vita e la dignità umana, regalandoci un esempio che in queste giornate difficili sembra ancora più importante ricordare:

Emil Zátopek
Atleta ceco simbolo dei giochi olimpici di Helsinki nel 1952. Precursore dell’Interval training, sostenne la Primavera di Praga e si oppose alla normalizzazione dei carri armati sovietici. Per questo venne rimosso da tutti i suoi incarichi e costretto ai lavori forzati.

Yusra Mardini
Giovane nuotatrice siriana, con lo scoppio della guerra fugge dal Paese. Quando il gommone su cui viaggia inizia a imbarcare acqua, con la sorella si tuffa in mare e riesce salvare, tirando la barca tutti i naufraghi. Da allora si batte per i diritti dei rifugiati.

Ludwing “Luz” Long
Atleta tedesco, non esitò a suggerire la strategia vincente all’avversario afroamericano Jesse Owens durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, divenendo simbolo universale della fratellanza tra i popoli. Per tale gesto Hitler lo inviò al fronte in Sicilia, dove morì nel 1943.

Věra Čáslavská
Atleta ceca, la migliore del mondo nel 1968, si schierò a favore di Aleksander Dubček firmando il manifesto antisovietico “Duemila Parole”. Alle Olimpiadi di Città del Messico, poco dopo l’invasione della Cecoslovacchia, voltò le spalle alla bandiera sovietica.

Hassiba Boulmerka
Mezzofondista, prima atleta algerina a vincere una medaglia d'oro olimpica e prima donna africana a vincere un titolo mondiale. È stata attaccata e minacciata da gruppi di integralisti islamici in Algeria che le rimproveravano di mostrare il proprio corpo mentre correva.

Tommie Smith e John Carlos
Velocisti afroamericani, alle Olimpiadi di Città del Messico del 16 ottobre 1968, dopo essere saliti sul podio per la premiazione compirono un forte gesto simbolico, alzando il pugno chiuso per ribadire la battaglia per i diritti civili degli afroamericani in America.

Peter Norman
Atleta australiano, nel momento della protesta di Tommie Smith e John Carlos durante le Olimpiadi di Città del Messico si mostrò solidale con la rivendicazione dei due corridori, appuntandosi alla maglia lo stemma del Progetto Olimpico per i diritti umani.

25 marzo 2020

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Difesa della dignità umana

contro le derive totalitarie

In Protesi, della raccolta I racconti di Kolyma, Varlam Shalamov fa dire al protagonista, detenuto nel gulag, rivolto ai carnefici che volevano spogliarlo di tutto: "No, l'anima non ve la do!".In questa frase è racchiusa l'essenza dei Giusti: coloro che rifiutano di "vendere l'anima" nelle situazioni estreme, pur con la paura di passare nel campo delle vittime o di non avere più scampo, di fronte alle persecuzioni, all'odio, alle discriminazioni.
La difesa della dignità umana risulta così innanzitutto difesa di se stessi, della propria integrità morale, anche nel momento in cui si soccorre un altro essere umano. Per questo possiamo affermare che è giusto il gesto di chi salvaguarda la dignità delle vittime e insieme la propria umanità. Parafrasando la celebre frase del Talmud: "Chi salva una vita salva il mondo intero", possiamo dire che "salva il mondo intero chi salva se stesso", non difendendo la propria vita, ma l'anima, in ascolto della voce autentica della coscienza
Nel gulag raramente si poteva compiere un gesto di soccorso verso un altro prigioniero, ma ogni giorno si poteva cercare di opporsi al processo di disumanizzazione messo lucidamente in moto dal meccanismo perverso del campo di lavoro.

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Approfondimento

L'esperienza storica del totalitarismo sovietico: i Giusti dentro e fuori dal GULag

Documento del Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo su "Giusti e GULag"

La storia

Aleksandr Men'

un teologo a Mosca durante l'ateismo di Stato