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L'appello UCEI ai Capi di Stato

Il rinnovo europeo a 60 anni dal trattato di Roma

In occasione del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni ha fatto pervenire al sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi un appello che è stato consegnato ai capi di Stato protagonisti di queste intense giornate. Il testo è frutto del lavoro congiunto dei qualificati relatori che hanno preso parte nel gennaio scorso al convegno “Legge e legalità – Le armi della democrazia” organizzato nella sede dell’Enciclopedia Treccani.

Appello ai Capi di Stato

nell’anno del sessantesimo anniversario dalla firma dei Trattati di Roma, istitutivi delle Comunità Europee

nell’anno del decimo anniversario dalla firma del Trattato di Lisbona

nel giorno della devastazione generata dalla seconda guerra mondiale

nel ricordo indelebile dell’aberrazione delle leggi razziste, dell’abuso più assoluto del principio della legalità e violazione di ogni etica dell’ordinamento giuridico, del sacro principio della vita

nella consapevolezza che l’indifferenza è stata generatrice di violenze perpetrate nel più assoluto silenzio

nel ricordo dei milioni che hanno subito le più disumane torture, dei milioni che hanno trovato la loro morte nei ghetti e nei campi di sterminio, nelle loro dimore e nei loro paesi per mano di regimi totalitari, per mano di chi scriveva le leggi, di chi le applicava, di chi le forzava

nella consapevolezza che i processi di immigrazione, accoglienza e integrazione dei molti che cercano nei nostri Paesi rifugio, asilo e un abbraccio fraterno, devono essere condivisi e responsabilmente assunti e gestiti da tutti i paesi europei

nella consapevolezza che l’Europa oggi è minacciata da gravi fenomeni di razzismo, terrorismo e antisemitismo, che si nutrono di ignoranza e prepotenza, da parte di persone singole o organizzazioni ben armate, ben finanziate, residenti in Europa, o provenienti da vicini paesi, che con determinazione ricercano la distruzione fisica e culturale e del pluralismo religioso

nella consapevolezza che l’Europa unita è attraversata oggi da forti spinte populiste, disconoscimento e disintegrazione

nel riaffermare la necessaria difesa dell’ordinamento europeo da ogni forma di abuso

nella consapevolezza che ogni sistema di legge e ordinamento trova il suo primo baluardo nella condivisone dei valori fondanti, nella condivisione culturale, nell’educazione

a voi è rivolto l’appello

ad una profonda considerazione di quella che è l’identità europea da difendere e maturare

-per proseguire nel processo di integrazione dell’Unione Europea

-per proseguire la costruzione di una Unione con e per i giovani cittadini

-per un impegno che veda tutti i popoli d’Europa adoperarsi con determinazione per l’applicazione dei presupposti sanciti oggi nel preambolo del Trattato e nella carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea:

– per il riconoscimento delle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e dello Stato di diritto,

– per il riconoscimento dell’importanza storica della fine della divisione del continente europeo e la necessità di creare solide basi per l’edificazione dell’Europa futura nella consapevolezza del suo patrimonio spirituale e morale

– per la considerazione prima e anzitutto della persona, posta al centro della sua azione, istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando un reale spazio di libertà, sicurezza e giustizia

– per l’attaccamento ai principi della libertà, della democrazia e del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e il divieto di qualsiasi forma di discriminazione

– per la solidarietà tra i loro popoli rispettandone la storia, la cultura e le tradizioni,

– per il rispetto della diversità culturale, religiosa e linguistica

– per il rispetto della libertà delle arti e della ricerca scientifica ed accademica

– per il rispetto dello Stato di diritto

-per la definizione di un quadro stabile, irrinunciabile, inviolabile, immodificabile unilateralmente dei fondamentali diritti dell’uomo

-per una revisione di termini che non possono più fare parte di un dizionario comunitario, quali il termine “razza”

-per una profonda riflessione sui sistemi di approvazione e decisione che portino all’evoluzione del quadro comunitario

-per un forte impegno ad estendere e condividere i nostri fondamentali valori – primo tra tutti la vita – alle nazioni vicine che ad oggi non hanno ratificato, non hanno conosciuto, non hanno inteso aderire a questi fondamentali principi

-per un impegno a formare le coscienze di ogni individuo, a partire dall’educazione prescolastica

-per affermare il principio di laicità e pluralismo delle religioni quali sistemi educativi, genitrici e portatrici di valori postivi

-per un forte e determinato rispetto del monito di contrastare ogni primaria espressione e forma di razzismo e antisemitismo

a voi l’appello

affinché l’imperativo etico e civile di ricordare ed onorare la memoria dei milioni di vittime innocenti causati dall’odio e dalla indifferenza criminale, sia testimoniato con fatti che attestino la nostra irriducibile alterità rispetto a quell’odio ed a quella indifferenza.

28 marzo 2017

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Difesa della dignità umana

contro le derive totalitarie

In Protesi, della raccolta I racconti di Kolyma, Varlam Shalamov fa dire al protagonista, detenuto nel gulag, rivolto ai carnefici che volevano spogliarlo di tutto: "No, l'anima non ve la do!".In questa frase è racchiusa l'essenza dei Giusti: coloro che rifiutano di "vendere l'anima" nelle situazioni estreme, pur con la paura di passare nel campo delle vittime o di non avere più scampo, di fronte alle persecuzioni, all'odio, alle discriminazioni.
La difesa della dignità umana risulta così innanzitutto difesa di se stessi, della propria integrità morale, anche nel momento in cui si soccorre un altro essere umano. Per questo possiamo affermare che è giusto il gesto di chi salvaguarda la dignità delle vittime e insieme la propria umanità. Parafrasando la celebre frase del Talmud: "Chi salva una vita salva il mondo intero", possiamo dire che "salva il mondo intero chi salva se stesso", non difendendo la propria vita, ma l'anima, in ascolto della voce autentica della coscienza
Nel gulag raramente si poteva compiere un gesto di soccorso verso un altro prigioniero, ma ogni giorno si poteva cercare di opporsi al processo di disumanizzazione messo lucidamente in moto dal meccanismo perverso del campo di lavoro.

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Approfondimento

L'esperienza storica del totalitarismo sovietico: i Giusti dentro e fuori dal GULag

Documento del Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo su "Giusti e GULag"

Il libro

Il guardiano. Marek Edelman racconta

Rudi Assuntino, Wlodek Goldkorn

La storia

Emilio Guarnaschelli e Nella Masutti

vittime italiane dello stalinismo